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10 anni di euro , benzina e tanto altro

10 anni di euro, benzina e tanto altro

Ricordo il primo pieno di benzina in euro, fu la prima soddisfazione di questa nuova moneta: il contatore girevole della pompa di benzina correva più veloce del contatore dell’importo da pagare. Sembrava straordinario: un pieno di 30 euro valeva oltre 30 litri di benzina, ma fino al giorno precedente, il contatore delle lire era da formula uno e quello della benzina, lentissimo. Un piacevole effetto ottico, ma molto pericoloso, che nessuno percepiva come tale, quello stesso pieno sarebbe costato circa 60.000 lire, anziché “solo 30 euro”, e avrebbe erogato gli stessi litri di benzina.

Il pericolo di quell’effetto ottico divenne reale, iniziò dapprima con arrotondamenti di moneta spicciola, i centesimi, per passare a quelli della nuova unità di misura: l’euro. Tutto ciò che costava 1.000 lire divenne 1 euro, in sostanza, raddoppiando il prezzo. Molti ricordano quegli empori “tutto a mille” con oggetti di varia natura venduti a mille lire, all’improvviso, gli stessi negozi divennero “tutto a 1 euro”.

Ci furono vari movimenti dei consumatori e forze sindacali che denunciarono l’imbroglio, perché di quello si trattava, ma nessuno mai ha promosso operazioni di controllo e verifica, e meno che mai il governo in carica. Ci fu un periodo di spesa allegra, con acquirenti non avvezzi a fare i conti, “i conti della serva”, quelli semplici, quelli che aiutano a mantenere in pareggio i bilanci delle famiglie e, un anno dopo l’altro, i risultati si sono sentiti. Sono gradualmente cominciati i contenimenti di spesa, lentamente le persone hanno preso coscienza del valore reale della nuova moneta che, con quell’effetto ottico dell’unità e non delle migliaia, come per le lire, faceva apparire minime, spese consistenti. Un esempio classico è stato la pizza. A Roma, pizza e birra con gli amici, significava 10-13.000 lire, col gelato, 15.000 lire; con l’euro, 12-15 euro, col gelato, 20 euro.

Tornando alla benzina, in 10 anni di euro, la stessa è aumentata dell’80% e sembra che la benzina provochi i suoi stessi aumenti per il costo eccesivo del suo trasporto. Siamo alla satira. Comunque, tutti hanno aumentato i prezzi, senza alcun corrispondente incremento di salari e stipendi. Quanti consumatori hanno avuto il piacere di vedersi aumentare lo stipendio dell’80%, negli ultimi 10 anni? Nessuno, tranne dirigenti, mega direttori generali, grandi presidenti e altre figure di comando, spesso senza specifiche professionalità, che hanno visto lievitare i loro stipendi con percentuali indescrivibili, altro che 80%! Ricordo l’ultimo direttore generale delle Ferrovie dello Stato, aveva una retribuzione di 20 milioni al mese, pari a 240 milioni annui (124.000 euro) un’enormità per l’epoca, ma confrontando con agli stipendi da 500 mila euro attuali, siamo oltre il 400% di incremento.

La recessione, la decrescita tanto decantata e inesistente, è il prodotto di cotanta speculazione e imbroglio, e dell’incremento spropositato di prezzi, da una parte e dell’eccessiva implementazione di compensi assurdi, dall’altra, perché di questo si tratta. È una conseguenza di una logica spaventosa che nessuno ha considerato, né i governanti, né gli imprenditori.

Uno stipendio medio di 2.000.000 di lire, permetteva di acquistare beni e servizi per le esigenze di una famiglia, per un mese, ai prezzi correnti al tempo della lira. Nel 2002, con lo stesso stipendio medio di 1.032 euro, a causa degli arrotondamenti e del nuovo rapporto imbroglione dei prezzi raddoppiati, quella stessa famiglia, inizialmente imbizzarrita negli acquisti, per quell’illusione ottica di prezzi “ridotti”, appena inizia ad accusare i contraccolpi e pur frenando sugli acquisti, comincia comunque ad assottigliare i risparmi. La liquidità diminuisce, si innescare quel meccanismo  di finanza di carta che non corrisponde all’economia reale e vera, quella che si tocca con mano ed è visibile, inizia così la recessione che non è decrescita, ma privazione, rinuncia all’uso e al consumo. La decrescita è altra cosa, è l’uso coerente con le necessità, è razionalizzazione, è evitare gli sprechi che non significa privarsi di beni e servizi, ma solo usarli logicamente.

Una sana rinuncia al superfluo può diventare una molla per un proficuo rientro nel giusto ambito della realtà: gli imprenditori dovrebbero tornare a fare il loro mestiere e non i finanzieri; dovrebbero fabbricare, costruire, produrre servizi di qualità al giusto prezzo che sia remunerativo per l’impresa e i capitali impegnati, evitando lucri eccessivi o disonesti; questa fase economica insegna, ma dovrebbe essere capita e analizzata.

È il momento di ripensare e creare nuovi stili di vita che tengano conto degli altri, prima che di noi stessi, ed è l’unico modo per guadagnare in benessere generale che, in caduta, produce quello personale. Al contrario, non è mai esistito benessere personale che abbia prodotto benessere per tutti.

Le osservazioni del Visconte

 

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