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44 anni di 44 contromano

           44 anni di 44 contromano

Pare cervellotico questo titolo, ma per i monteverdini no. Il quartiere è legato strettamente a questo numero. È stato legato anche ad altri numeri, ma sono stati soppressi, molti ricordano il tram 13, o il bus 26, il 27, il 28. Restano ancora il 75 ed il 31, ma questi hanno una storia a parte. 

Voglio festeggiare 44 anni in cui sono stato utente della linea urbana 44, il bus che porta da Monteverde al largo di Torre Argentina, perché ha una sua originalità, credo unica in tutta Roma. Le linee del 13, il 26, il 28 e il 31 avevano  una loro tempistica nei passaggi, abbastanza lunghi, per una città che ha urgente bisogno di trasporto urbano pubblico, ma la gente si adegua, o sopporta, lamentandosi. Oggi il problema è parzialmente risolto per il tratto di percorso che sarebbe stato in comune con l’attuale servizio del tram 8. Il 13, il 26 ed il 28, oggi soppressi, per un lungo tratto si inseguivano, agevolando abbastanza gli utenti. Il 75, ancora in servizio, ed il 27, soppresso, avevano una loro cadenza abbastanza accettabile.

Il 44 no! Lui è contromano, lui è controsenso, lui ha un’anima diabolica. Per questo gli do  il pronome personale “lui” e non lo tratto come un mezzo, una cosa. Fosse una cosa, non avrebbe un’anima, una visione mirata dell’utente, una peculiarità tutta sua per il dispetto. Quanti di voi avranno notato, sulla propria pelle, che in fermata, in attesa che passi il 44, ne veda uno passare contromano, dalla parte opposta, dopo pochi minuti, ne passa un altro e dopo un altro ancora e tu, come un fesso incredulo, pensi, ma ti si legge in faccia, come nelle nuvolette dei fumetti, “ma non è possibile!”. E la cosa ancora più incredibile è che se ti trovi dall’altra parte, sul lato opposto, alla fermata del marciapiedi di fronte, il 44 passa contromano dall’altro lato. E ci ripassa la seconda ed anche la terza volta. Allora pensi “è animato” “ha una sua personalità”.

Ricordo da studente, quando giocavo all’incrocio tra via Jenner e piazza San Giovanni di Dio all’acciuffo del 44. La postazione era strategica per andare a scuola senza fare tardi. Passava il 26 che era ancora linea “D”, una linea speciale che costava sempre 50 lire, mentre il 44, preso prima delle ore 8, costava la metà, 25 lire. Quell’acciuffo era molto significativo, anzi importantissimo, perché col risparmio conseguito, si poteva comprare un pezzo enorme di pizza bianca da Frontoni a Trastevere, o uno più piccolo di rossa da sgranocchiare appena usciti di scuola. Se si pensa che il 26 era linea speciale con passaggi ad orario,  il 44, essendo l’unico mezzo che collegava questa zona del quartiere, era linea molto affollata ed i passaggi, per lo meno a quell’orario, più frequenti, malgrado tutto, manteneva la sua  caratteristica diabolica; mentre speravi che stesse arrivando, ne passava uno al contrario, addio pizza di Frontoni. Forse perché i numeri palindromi, quelli che si leggono nei due versi, sono particolarmente dispettosi? La caratteristica ancora più diabolica era il silenzio con cui ti passava sotto il naso, ma sempre contromano, perché era un filobus. Strano che in anni in cui l’ambientalismo non compariva nemmeno sul vocabolario, molti mezzi pubblici erano elettrici. Oggi, per quanto a gas, e quindi, abbastanza ecologico, dopo altre trasformazioni, elettrico e a gasolio, non ha perduto la sua diabolica caratteristica dispettosa, come un vecchio scontroso e testardo: passa sempre e solo contromano                                                

 le osservazioni  del Visconte

 p.s. il 44 passa nel senso giusto, in soli tre casi: 1) quando non serve; 2) se sei fumatore e ti accendi una sigaretta, stando in attesa alla fermata; 3) se decidi di usare la macchina al posto del mezzo pubblico, passa appena hai messo in moto e ti si piazza davanti, costringendoti a fare le sue stesse fermate, perché non riuscirai mai a sorpassarlo.

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