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Il Forlanini chiuder√ a giugno

«FORLANINI, L’OSPEDALE CHIUDE A GIUGNO» 

di Raffaella Troili  da “Il Messaggero “ Cronaca di Roma di Sabato 25 aprile 2009

 

Il vicepresidente regionale Montino: «Qui un polo socio-sanitario, ecco come sarà trasformato»

       ROMA (25 aprile) - Morirà per rinascere in una veste più moderna. Il nuovo Forlanini - ora in via di dismissione, decrepito, mezzo vuoto ma sempre bellissimo - sarà un polo socio-sanitario che nelle intenzioni della Regione Lazio dovrebbe accogliere «un campus universitario per gli studenti della vicina Roma Tre, una Rsa pubblica, una struttura di lungodegenza legata all’emergenza», spiega Esterino Montino, vice presidente della giunta regionale con delega alla sanità. E’ certo intanto che in una palazzina a fianco all’accesso su via Portuense dove ora ci sono gli uffici, andrà la sede della stazione dei carabinieri di Monteverde, in un’ala di 5 mila mq saranno radunati gli uffici sparsi un po’ ovunque dell’Ares 118. Tutti gli ospiti pagheranno un affitto.

Attualmente dei 3.500 posti letto di un tempo ne sono in funzione solo 250 (il 10 per cento del totale, il resto dell’enorme complesso è usato come magazzino e attività sanitaria residuale), i reparti ancora aperti sono Chirurgia toracica, pneumologia, oculistica, otorino, la terapia intensiva, il servizio di dialisi, con 28 posti letto e 200 pazienti in trattamento, gestiti dal dottor Salvatore Di Giulio, direttore di Nefrologia, Dialisi e Trapianti del San Camillo-Forlanini che lavora in stretta collaborazione con lo Spallanzani. Centocinquanta circa i medici in servizio, con punte d’eccellenza come il reparto di Chirurgia toracica diretto dal professor Massimo Martelli. «Quando siamo arrivati, nell’agosto del 2005 - interviene il direttore generale Luigi Macchitella - erano 400, via via trasferiti al San Camillo, man mano che sono pronti i padiglioni. Entro l’anno sarà tutto finito». Non c’è alternativa: «Pazzesco ripristinare i 3.500 posti letto, pensi che campus potrebbe essere questo luogo?». Ci tiene Macchitella a precisare che «io non chiudo il Forlanini. Il Forlanini è già chiuso, rispetto a quelle che sono le sue potenzialità è da anni in condizioni di abbandono». I tempi si accorciano a sentire Montino: «Entro giugno portiamo via tutta la parte sanitaria, resteranno ancora un po’ alcuni uffici, quelli della direzione nel corpo centrale, gli uffici amministrativi, si sposteranno al San Camillo, nella postazione che lascerà il 118». Anche il Cup, successivamente, finirà col trasferirsi. «Ma dobbiamo studiare anche un presidio di vigilanza - assicura Montino - il rischio che il complesso venga subito occupato è fortissimo».

Da anni in condizioni di abbandono, la struttura è un gioiello in coma: 155 mila metri quadrati coperti, 12 ettari di parco, la maggior parte del patrimonio inutilizzato. Anche due teatri, uno da 400 posti e l’altro da 200, due chiese, un museo anatomico unico al mondo e un misterioso lago sotterraneo, «che gli anziani dicono sia in collegamento col Tevere attraverso un cunicolo - spiega l’architetto Luciano Cervini, della direzione generale - sono in atto delle rilevazioni geologiche, anche per cercare di abbassare il livello delle acque. Intanto gli esperti hanno scoperto una specie di zanzara unica al mondo là sotto, dalle parti del lago». Tutto da scoprire un’altra volta quanto racchiude il Forlanini, intitolato al più illustre dei seguaci italiani del professor Robert Koch, che nel 1882 riuscì a isolare il bacillo della tubercolosi che allora colpiva e spesso uccideva una persona su cinque. Inaugurato il 10 dicembre 1934 era stato progettato e organizzato secondo criteri d'avanguardia. Prima della scoperta dei farmaci antitubercolosi ad attività battericida e batteriostatica, la tubercolosi si curava con il riposo in ambiente igienico e ben ventilato, oltre che con interventi chirurgici. Le caratteristiche igienico-sanitarie del sanatorio le aveva dettate il professor Enrico Morelli, che di Carlo Forlanini era stato allievo. «Non abbiamo intenzione di cambiare la destinazione d’uso - ancora Montino - è un luogo simbolo dal punto di vista sanitario, monumentale, architettonico. Vorremmo aprire un confronto con l’amministrazione comunale per l’uso degli spazi, che potranno ospitare attività socio culturali legate ai municipi XV e XVIE con la Terza università per realizzare delle residenze per gli studenti, magari nei 50mila mq dove ora ci sono la scuola regionale di medicina generale e il Cup. Ma è tutto da vedere. Il resto, sarà destinato ad attività di carattere sanitario: penso anche a posti letto per post acuzie collegati all’emergenza a disposizione dei vari Pronto soccorsi cittadini in modo da ridurre l’emergenza all’interno dei reparti».

 

 

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