Monteverde in il quartiere a portata di mouse

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Il Gianicolo nella battaglia del 1849

Già all'indomani dell'uccisione di Pallegrino Rossi il governo francese aveva progettato una spedizione diretta a Civitavecchia, per l'occupazione "parziale e temporanea di Roma, volta, si diceva, a sostenere le trattative per un accordo tra il papato ed il nuovo assetto costituzionale.

Fu subito evidente alle forze democratiche comandate da Garibaldi, Roselli e Pisacane, che la difesa della Repubblica e della città di Roma doveva essere concentrata sul Gianicolo. Lo richiedeva la struttura geomorfologica della città . Di là erano passati nei secoli invasori, pellegrini e mercanti.

Quando il 24 aprile la grande flotta comandata da Nicolas Charles Victor Oudinot, forte di 16.000 uomini, sbarcò a Civitavecchia, era evidente che, fatte saltare dalle truppe repubblicane con le mine alcune strutture di Ponte Milvio (cosa che avverrà a metà maggio), e così reso inagibile l'attraversamento del Tevere a nord della città , Roma sarebbe stata raggiungibile solo attraverso il Gianicolo: i fattori naturali ed ambientali ed i fattori antropici e storici erano, come sempre, strettamente collegati.

Il Gianicolo, una Porta naturale di Roma.

Fin dall'epoca più remota, infatti, il Gianicolo ha rappresentato una delle principali porte naturali, la Porta meridionale dell'Etruria, verso la piana alluvionale del Tevere e verso l'unico guado, a valle dell'isola Tiberina, che consentiva il passaggio sicuro da una riva all'altra del fiume.

Sulle alture naturali del Gianicolo (circa 80 metri dal suolo) dovevano esistere, già prima della fondazione di Roma, una serie ininterrotta di villaggi e di case rurali che consentivano un ottimo uso agricolo del territorio, reso fertile dalla qualità della terra, dalla ricchezza di acque, dalla ventilazione della brezza di mare e da un microclima particolarmente gradevole. Esisteva, ed esiste tutt'ora malgrado l'urbanizzazione disordinata ed uno sviluppo privo di scrupoli, un sito che per motivi climatici, paesaggistici e naturali può essere considerato un insieme di beni privilegiati, unici dell'ambiente romano.

Nella depressione dell' ampio bacino fluviale (dopo la confluenza con l'Aniene, il Tevere inizia il suo corso di pianura lasciando una valle piena di varici e di strettoie ) le frequenti piene del Tevere ed i caratteri alluvionali dei terreni, rendevano spesso precarie e disagevoli le condizioni di vita a cominciare dalla pastorizia, dall'agricoltura e dall' abitare, al punto che le attività sociali ed economiche rimanevano a lungo sospese. Il Tevere, che faticava in pianura a trovare un alveo stabile, spesso si divideva in più rami, dando vita ad acquitrini ed a zone paludose.

Per chi veniva dal mare e dal nord della penisola (lungo la terra ferma, la Via Flaminia, la Via Cassia e Viterbo) era normale e spesso inevitabile utilizzare la struttura collinare che si estende con continuità dal limite meridionale del lago di Bracciano sino alla depressione della valle del Tevere. Esiste, cioè, una specie di rilievo a "dorso di balena" che si affaccia sulla città e che mette a disposizione dei cittadini romani il famoso e decantato panorama di Roma. Il terminale meridionale di questa struttura collinare è rappresentato dai rilievi di Vigna Clara, di Monte Mario, del Colle Vaticano, del Gianicolo. L'insieme di questi rilievi costituisce di fatto un'unica struttura geomorfologica che si affaccia sulla città storica e ne costituisce, al tempo stesso, la grande Porta d'accesso. E' su questi colli che passava la Via Trionfale, una strada militare che doveva essere sempre percorribile, e che si chiudeva con un grande arco trionfale alle pendici del Gianicolo.

Il Gianicolo è soprattutto l'unico accesso dal mare verso la città e dalla città verso il mare : attraverso il Tevere, attraverso la Via Campana (che Portava ai "campi" di sale sul mare), poi sostituita dalla Via Portuense (la Via che conduceva al nuovo porto) ed attraverso l'Aurelia (che viene da Civitavecchia e dall'Etruria). Le vie Aurelia e Portuense, difese da Porta san Pancrazio e da Porta Portese (quest'ultima con due fornici fin dalle sue origini per smaltire l'intenso traffico che l'ha sempre caratterizzata) si congiungo, a formare un cuneo, che delimita e comprende una straordinaria area, un frammento di paesaggio della campagna romana, in un percorso che dalla estrema periferia occidentale arriva ad affacciarsi sul cuore della città . Attraverso le vie Portuense ed Aurelia e attraverso il Tevere sono arrivate a Roma gran parte degli scambi commerciali e culturali e delle merci, comprese quelle dalle miniere e dalle cave di marmo dell'alta Nubia dell'Egitto e della Grecia.

Come se non bastasse, a sottolineare il ruolo strategico di quest'area, ai piedi del Gianicolo, a valle dell'isola tiberina, dai tempi più remoti esiste l'unico comodo guado sul Tevere nel suo corso di pianura. Questo guado sarà sottolineato nell'antichità da ponte Sublicio, poi ponte Emilio.

Questa era l'unica possibilità di passare sull'altra riva del fiume, di mettere in contatto i territori del Gianicolo con il resto della città e con la Via Salaria, che appunto cominciava presso il "guado" e che rappresentava il collegamento con le popolazioni dell'entroterra e dell'Italia centrale.

Non a caso Virgilio colloca sul Gianicolo la sede del regno di Saturno forse colpito dalle sabbie di un bel colore giallo (il "monte d'oro") che coprivano la parte più alta del colle: è il fondo del mare emerso nell'era quaternaria, quando fu messa messa in evidenza la struttura dell'intera unità geologica di Monteverde-Gianicolo.

Le vicende storiche e politiche e non solo quelle passate, sono solo in piccola parte ricostruibili attraverso i documenti conservati negli archivi. Soprattutto dopo la scomparsa dell'archivio di san Pancrazio.

Nel Medioevo la riva destra del Tevere, Trastevere, sarà detta "ripa romea". E' l'approdo dei pellegrini in cammino verso Roma per mare o per terra. La Via Franchigena per eccellenza sarà la Via Cassia. Il punto di riferimento per i pellegrini è il lago di Bracciano e quella piattaforma alta, quella struttura collinare, che Porta al balcone di Roma, su Monte Mario e sui colli Vaticano e Gianicolense.

Controllare la Porta sud-occidentale di Roma, la Porta meridionale dell'Etruria, il cuneo formato dalla Via Aurelia e dalla Via Portuense, significava controllare Roma. Da qui sono penetrati a Roma nel corso dei secoli, culture e civiltà , viaggiatori e pellegrini, ma anche gran parte delle cosiddette invasioni barbariche, delle guerre, delle razzie fino alle truppe Francesi, che porranno fine all'esperienza della Repubblica Romana del 1849.

La battaglia del Gianicolo


Non dovremo meravigliarci, perciò, visto la naturale collocazione geografica, se gran parte degli eventi bellici e la resistenza del popolo romano che caratterizzarono la fine della Repubblica Romana avvennero sul colle gianicolense, nel territorio compreso tra il cuneo formato dalla Via Aurelia e la Via Portuense, ed ancora di più in quel triangolo sacro che è rappresentato dalla confluenza della Via Aurelia, con la Via Vitellia, la strada che, secondo Svetonio, Portava "ab Janiculo usque ad mare".

Questo triangolo è evidentemente uno dei luoghi sacri di Roma, dove trovano collocazione da sempre molte strutture funerarie: basterà ricordare i cimiteri di Villa Doria Pamphilj, le catacombe di san Calepodio, il cimitero di Ottavilla con le catacombe di san Pancrazio. Strutture cimiteriali trovavano posto nel punto più alto del colle, dove ora sorge l'Arco dei Quattro Venti.

Qui sarebbe stato sepolto Numa Pompilio, il re sabino associato al regno da Romolo, che molto influenzò i costumi ed il futuro di Roma. Anco Marzio avrebbe fortificato il colle, stanziandovi una guarnigione permanente, per consentire il controllo militare, a partire da ponte Sublicio, della viabilità da lui realizzata.

L'arco dei Quattro Venti ripete nella struttura e conserva molti muri originali della distrutta Villa Corsini che segnava il "luogo strategico" da sempre fondamentale, e che durante la guerra del 1849, fu certamente il luogo più insanguinato dalle lotte, anche all'arma bianca, più accanite e dove morì larga parte dei giovani italiani impegnati nella difesa di Roma.

La conquista di Palazzina Corsini era giudicata essenziale per controllare l'intero scenario della battaglia e l'intero tratto delle mura di Urbano VIII, che uniscono Porta Cavalleggeri con Porta Portese.

Il Gianicolo, tranne il breve tratto del colle attraversato dalla Via Aurelia, era rimasto escluso dalle mura fatte costruire dall'Imperatore Aureliano (271-275) e rappresentava la Porta aperta, esposta all'incubo del sacco della città , del resto verificatosi nel 1527 ad opera delle truppe di Carlo V.

Le mura di Urbano VIII, costruite tra il 1641 ed il 1643 vennero a tappare questo buco, unendo appunto Porta Cavalleggeri con Porta Portese. L'architetto militare Marcantonio de Rossi, amico dei Pamphilj ed in particolare di Donna Olimpia, ed autore del progetto, nel Dicembre del 1642 "diede principio a fortificare tutto Trastevere con una perpetua cortina et baluardi da Porta Cavalleggeri sino a san Pancrazio e sino a Porta Portese, tagliando monti, atterrando vigne e giardini et case ...".

Le fortificazioni delle mura aureliane cambiarono: Porta Settimiana, a Trastevere, perse ogni valore strategico, a vantaggio di Porta san Pancrazio, mentre la Porta Portuense arretrava, caso unico nella storia, di qualche centinaia di metri e diventava ad un solo fornice. Anche i bastioni sangallo-Michelangelo e Porta santo Spirito risultarono da allora in poi inutilizzati.

Nel 1648 Papa Innocenzo X Pamphilj, completò il muro ricostruendo Porta Portese, nello stesso periodo in cui fu realizzata la Palazzina dell'Algardi.

Monteverde, il Gianicolo, Valle dei Casali, Villa Doria Pamphilj (che da un punto di vista geomorfologico fa parte di Valle dei Casali), fanno parte dell'altopiano che degrada verso il Tevere e che è costituito da un susseguirsi di colline che raggiungono anche gli 80 metri di altezza, con vere e proprie terrazze, spesso di notevole ampiezza e con vallate imPortanti. Il territorio ha perciò condizionato la guerra per la difesa di Roma.

Abbiamo già ricordato la collinetta di Villa Corsini, che, tra l'altro chiudeva la Valle dei Daini, presidiata sul versante di Via Vitellia dal Convento di san Pancrazio e dalla terrazza sul cui crinale corre Via di Villa Pamphilj, che appare ben delineata anche nelle mappe antiche, come una strada che domina il territorio.

Questa terrazza è separata dal pianoro a ridosso delle mura da una valle su cui correva un piccolo corso d'acqua e che è oggi occupata da Via dei Quattro Venti. Il tratto di Via Aurelia che dalla confluenza con Via Vitellia Porta verso le mura e Porta san Pancrazio (e che almeno dal V secolo è noto come Via di san Pancrazio) è dunque la strada obbligata verso Roma, e verso la terrazza che domina Roma, e che è oggi occupata da Monteverde vecchio.

Dopo la sconfitta del 30 aprile, i francesi si preparano a conquistare Roma con uno studio accurato del territorio

Il 30 aprile le truppe francesi si muovono verso Roma nella convinzione di non trovare resistenza. Cercano di aggirare il Gianicolo e di entrare in città attraverso Porta Cavalleggeri e Porta Angelica, premendo su Porta Portese e spostando il baricentro delle retrovie su Monte Mario.

Ma il ruolo strategico delle alture del Gianicolo fu decisivo. Le artiglierie romane colpendo dall'alto impedirono alle truppe francesi di avvicinarsi alle mura vaticane. Le truppe della Repubblica Romana sistemate negli anfratti, gli avvallamenti ed i casolari di Villa Pamphili costrinsero i francesi ad una serie interminabile di duelli corpo a corpo, ottenendo una vittoria esaltante vissuta con grandissimo entusiasmo e con grandi ripercussioni sul piano del morale. Le truppe francesi si ritirarono a Bravetta e furono inseguite fino a Castel di Guido.

Seguì una tregua e si aprì il periodo delle trattative. I francesi, dopo il primo assalto avventato, cominciano a studiare una strategia d'attacco ed ovviamente ad esaminare attentamente le caratteristiche del terreno.

Rimangono numerose carte e piante che testimoniano la meticolosità con cui furono fatti rilievi topografici da ponte Milvio, a Monte Mario, a san Paolo.

In quelle mappe, ecco il fosso di Tiradiavoli oggi occupato da Via di Donna Olimpia, nel quale confluisce il fossato della valle trasversale che darà vita a Via dei Quattro venti. Ed ecco nel territorio oggi occupato dalle case di Monteverde Vecchio, Vigna Frani, Vigna Finocchi, Vigna Costabili, Vigna di Merluzzetto a ricordare la vocazione agricola di questa parte della città , che nei secoli ha fornito a Roma quel vinello bianco di Monteverde che fino a non molti decenni fa si poteva ancora gustare nelle osterie della zona.

Forti di un corpo d'armata composto da 30.000 uomini, 4.000 cavalli e 75 bocche da fuoco (la repubblica disponeva di 19.000 effettivi, di cui 7.000 irregolari con molti volontari e stranieri di un centinaio di pezzi di artiglieria antiquati con cinque cannoni) i Francesi occuparono il 30 maggio Monte Mario.

Proseguirono verso la città lungo la struttura alta che portava al Gianicolo e, quindi, consentiva di penetrare a Roma. Il piano concepito dai francesi fu interamente studiato dal comandante del genio generale Vaillant, e prevedeva appunto di concentrare gli sforzi lungo la Via Aurelia, sul Gianicolo, su Villa Corsini, su Porta san Pancrazio per controllare le principali postazioni sopraelevate della città , il balcone di Roma. Lo studio del terreno aveva consigliato lo stesso piano che per millenni era stato seguito dagli invasori. Ricorderemo uno fra tutti: Porsenna. Cominciarono l'accerchiamento del colle sistemando il quartier generale a Villa Santucci, l'odierna Villa Maraini, un luogo sopraelevato, il più adatto a consentire il controllo di gran parte della campagna romana. Non a caso in seguito vi sistemarono un sanatorio per le cure elioterapiche e respiratorie: fu costruito un grande solarium, una grande veranda a due piani dove i malati nei loro letti venivano "esposti", per respirare il ponentino che spirava dal mare.

Le vicende che portarono a scontri cruenti dalla notte del 3 giugno nel convento di san Pancrazio, e nelle ville Corsini, Pamphili e Valentini e che si conclusero con una disfatta delle truppe repubblicane sono note.

Le caratteristiche del terreno saranno sfruttare pienamente nei giorni successivi. I francesi realizzarono una fitta rete di trincee e di camminamenti sul pianoro, sulla terrazza su cui sorge ora Monteverde vecchio per avvicinarsi alle mura che delimitano Villa Sciarra, che cominciarono a bombardare. Aprirono 13 brecce ben mirate (quasi fosse un'operazione chirurgica) a creare dei varchi nei punti strategici, sui punti più alti che dominano Roma, ad esempio nei pressi dei bastioni, vere e proprie postazioni sopraelevate. Ma anche nei luoghi che consentivano di scendere verso la città . Lì furono sistemati i cannoni capaci di bombardare a scopo intimidatorio la città (ne piazzarono ben 12). Da quelle brecce cominciò la penetrazione verso la città .

A testimoniare l'attento uso del territorio, bisognerà ricordare come la prima breccia utilizzata dai francesi fu nei pressi di Porta san Pancrazio, dove sorgeva il casino Meluzzo. E' quella l'antica locanda (ora all'interno del recinto dell'Accademia Americana), scelta per la posizione assolutamente privilegiata per guardare Roma dall'alto, dove Galilei mostrò alla Curia romana le potenzialità del telescopio!.

Altro punto strategico scelto dai Francesi è Casa Barberini, all'interno di Villa Sciarra. E' evidente (se si riesce ad aguzzare la vista tra gli alberi, mai potati) che si può guardare Roma come da un balcone, e che la si può colpire o invadere senza incontrare nessuna difesa. Da lì infatti i francesi zittirono le artiglierie della repubblica che sparavano dall'Aventino e da lì entrarono in città .

Alcuni luoghi che testimoniano ancora oggi la battaglia.


1. Villa Doria Pamphilj: Villa Vecchia. All'interno dell'edificio esistono ancora scritte in francese (cuisine de l'ambulance) che ricordano come la casa d'abitazione dei Pamphilj sia stata pienamente concessa ai francesi durante la guerra e da questi utilizzata per organizzare le truppe.

2. Villa Doria Pamphilj: il monumento ai caduti francesi. Fu fatto erigere nel 1851 dal principe Giovanni Andrea Pamphilj, che testimoniava così il legame della famiglia alla cultura ed alla politica francese.

3. Villa Doria Pamphilj: il giardino del Teatro fu uno dei principali teatri di guerra. La sistemazione seicentesca, testimoniata tra l'altro dalle stampe del Falda, fu completamente distrutta e sostituita, a guerra finita, da una sistemazione studiata da giardinieri fatti venire dall' Inghilterra, quando la Villa ampliata con l'annessione di Villa Valentini e Villa Corsini diventò una grande fattoria agricola.

4. Convento di san Pancrazio. Questo complesso era una delle punte più avanzate delle linee di difesa della Repubblica Romana.

5. Villa Doria Pamphilj: Arco dei 4 Venti, ricostruito sulle rovine di palazzina Corsini, luogo di sanguinosi scontri per la sua imPortanza strategica, dal Busiri Vici nel 1859. I lavori di restauro, da poco realizzati, hanno messo in evidenza come il nuovo edificio abbia rispettato e conservato tutte le testimonianze (persino le iscrizioni sul muro) della guerra. Nei Pamphilj, filo francesi, evidentemente subentrò un'attenzione per le ragioni italiane, anche in considerazione della sacralità del luogo.

All'uscita della Villa, è ancora intatto il muro con il cancello d'ingresso di Villa Corsini (ora è il cancello principale di accesso a Villa Doria Pamphilj). Vi appaiono, in numero sempre decrescente ancora incastrate delle palle di cannone, a testimonianza della resistenza italiana contro i francesi che avanzavano, ma si tratta di riproduzioni collocate alcuni anni fa in sostituzione delle numerose originali che erano state asPortate. Ora sono state rubate anche le riproduzioni.

6. Casa Giacometti, sede da sempre di osteria storica ed oggi del ristorante Scarpone (un nome che sarebbe stato dato da Garibaldi al contadino-oste dell'epoca, che aveva le scarpe sempre incrostate dalla terra argillosa). Il luogo è noto agli archeologici come "ipogeo di Scarpone", per le gallerie sotterranee utilizzate come catacombe ma anche per la sepoltura provvisoria dei morti della battaglia per il Casino dei Quattro Venti.

7. Via di san Pancrazio: il Vascello (edificato nel 1663-5 da Basilio e Plautilla Bricci per il cardinale Elpidio Benedetti, agente del cardinale Mazzarino, ed espressione della magnificenza dello stato francese del Re Sole Luigi XIV) fu il nodo strategico dell'ultima resistenza della Repubblica Romana.

8. Porta san Pancrazio (così chiamata fino dall'alto medioevo) e Via di Porta san Pancrazio, l'unico accesso verso Roma per chi viene dalla Via Vitellia e dalla Via Aurelia.

9. Il Gianicolo, con i busti marmorei degli eroi della Repubblica Romana e con le statue di Giuseppe e di Anita Garibaldi.

10. Villa Aurelia (nota anche come Villa Savorelli), oggi sede dell'Accademia Americana, scelta da Garibaldi come sede del Quartier Generale.

11. Villa Spada. In questo luogo erano acquartierati i bersaglieri di Luciano Manara. Vi si trasferì anche Garibaldi quando, dopo il 3 giugno, avvalendosi delle mura Aureliane, riuscì ad improvvisare miracolosamente una seconda linea di difesa, ed a resistervi fino alla fine del mese.

12. Il sacrario dei caduti per la causa di Roma italiana (1849-`70) nei pressi di san Pietro in Montorio. In questi luoghi si trovava la batteria detta dei pini, i cui cannoni spararono gli ultimi colpi della resistenza romana e fino a che non furono completamente distrutti dal fuoco dei francesi, che ormai avevano il controllo totale sulla operazioni militari.

Nel muro perimetrale della chiesa di san Pietro in Montorio è ancora visibile una palla di cannone sparata dalle artiglieri francesi.

13. Il Fontanone. La fontana dell'acqua Paola. I francesi, per privare dell'acqua, i difensori di Roma, chiusero un tratto dell'acquedotto che alimentava il Gianicolo e, quindi, anche la fontana rimase all'asciutto. Le condotte asciutte furono utilizzate dai difensori della Repubblica Romana per trasPortare esplosivi. La grande vasca servì allora per sistemare zaini, armi, e soprattutto giacigli. Riattivando l'acquedotto, i Francesi costrinsero a fuggire quanti vi dormivano.

14. Le mura: la breccia e la distruzione di Casa Merluzzo, cioè del Villino Malvasia, oggi la casa rustica dell'Accademia Americana, con ben visibile l'iscrizione: VINO a ricordare l'antica osteria. Qui infatti fu organizzato il banchetto Linceo in onore di Galilei (14 aprile 1611) giunto a Roma per mostrare il telescopio e per osservare Saturno, Giove ed i suoi satelliti. Per provare le potenzialità del nuovo "strumento" furono lette le iscrizioni della lontana loggia delle benedizioni del Laterano. Dalla breccia vicina a casa Merluzzo nella notte del 29-30 giugno penetrò la prima colonna d'assalto francese.

15 - 17 Le mura: le brecce di Villa Sciarra, furono richiuse alla fine delle ostilità , evidenziando con "mattoncini bianchi i limiti delle parti ricostruite. Dalle brecce più vicine ai moderni archi sotto cui passa il traffico, penetrò nella notte del 29-30 giugno la seconda colonna d'assalto francese.

16. Le due targhe contrapposte sul muro di Villa Sciarra a largo Berchet, nel luogo di una delle brecce, esaltano, una il contributo francese, l'altra il sacrificio di chi morì per il compimento dell'Unità d'Italia.

18. Casa Barberini, a ridosso delle mura di Villa Sciarra. In quel tratto fu aperta una delle brecce, attraverso le quali i francesi invasero la città .

19. I luoghi a Monteverde vecchio delle trincee francesi, delle battaglie, delle batterie che bombardarono la città . Le trasformazioni urbanistiche di Monteverde non hanno tenuto in gran conto le caratteristiche geomorfologiche del territorio.

20. La vallata dei quattro venti, un deposito alluvionale, che divide la terrazza caratterizzava Via di Villa Pamphili, da quella su cui è nato Monteverde vecchio.

21. Porta Portese.

22. Villa Santucci, oggi nota come Villa Maraini, sulla Via Portuense fu sede del quartier generale di Oudinot. Nella vicina Villa Negroni si stabilì lo Stato Maggiore. Nel parco di Villa Maraini, di proprietà della Croce Rossa, noto per la straordinarietà della sua esposizione e per la salubrità del luogo, è stato inaugurato recentemente un percorso natura.

23. Gli accampamenti verso il Portuense dei Francesi: le truppe e l'artiglieria erano appostate nel casale Bruggiani, a san Carlo, nella strada di Monteverde ; il deposito di munizioni era situato a santa Passera, sulla riva destra del Tevere. Un ponte di barche consentiva di oltrepassare il fiume verso san Paolo.

Le mappe ed il grande plastico

I topografi dell'esercito francese, realizzarono dettagliatissime carte topografiche dell'area della battaglia, evidenziando ogni caratteristica del terreno e le postazioni militari con le operazioni dell'assedio del 1849. In particolare realizzarono, subito dopo i combattimenti, un plastico dell'area compresa tra il colle gianicolense, Villa Doria Pamphilj, Monteverde, Trastevere, il fiume Tevere, l'isola tiberina, parte della riva sinistra. E' un plastico, in scala, di grande qualità e di grandissimo interesse per conoscere la struttura urbana e geomorfologica di questa parte della città , ed è conservato a Parigi, al Musée de Plans et Reliefs.

Queste piante e questi plastici (non va dimenticato quello di minori dimensioni, ma ugualmente di grande importanza scientifica conservato nel Museo del Genio Militare di Roma) consentono di ricostruire le straordinarie premesse, la nascita e lo sviluppo non sempre felici di un quartiere che si affacciava sulla città con caratteristiche "speciali" e che è rimasto progressivamente coinvolto dallo sviluppo urbano del dopoguerra. Oggi, definitivamente circondato da un hinterland più freddo e impersonale, con le sue strutture viarie molto limitate, è diventato un quartiere di transito, molto lontano dalle radici originali, attraversato dall'intenso traffico generato dai quotidiani spostamenti tra il nord ed il sud (e viceversa) della città .

Lo sviluppo urbanistico

Lo sviluppo storico ed urbanistico di questo ultimo secolo e le trasformazioni del "balcone di Roma" e dei luoghi della battaglia nel quartiere, un po' speciale, di Monteverde vecchio, è documentato da piante, mappe, foto aeree, ma potranno esser seguita attraverso i lavori di Italo Insolera (Roma moderna. Un secolo di storia urbanistica (1870-1970), Torino, (1962) 1998 ; IDEM, Roma, Roma-Bari 1980) ed attraverso il sintetico ed agile, ma assai ben fatto lavoro di Elisabetta Lecco (Sviluppo storico ed urbanistico, Piano regolatore ed aspetti demografici. Villa Pamphili, La Valle dei Casali, Porta Portese e le case popolari di Donna Olimpia, in "XVI Circoscrizione, Comune di Roma", 16 Circoscrizione, Roma 1984).

Il territorio di Monteverde, per le sue caratteristiche, rappresentò, soprattutto nel secolo XIX, la meta di grandi intellettuali alla ricerca di una natura "semplice e materna". Si anticipava così la tendenza del nostro secolo che ha visto non intellettuali, docenti universitari, alti funzionari dello Stato cercare un rifugio, un' oasi a Monteverde.

Ma agli occhi di un attento osservatore della realtà sociale ed economica doveva apparire una immagine totalmente diversa: agli inizi del secolo, infatti, dominavano incontrastati, latifondo e malaria; l'intero territorio risultava suddiviso in pochissime tenute, accentrate nelle mani di famiglie della cerchia aristocratica e di enti ecclesiastici.

Con l'opera di bonifica, portata a termine tra il 1930-'35, questo paesaggio cambia quasi completamente aspetto. Rosse case coloniche, filari e strade ben allineate, orti e vigne, che si alternano ad ampie vallate destinate al pascolo, si sostituiscono a stagni e paludi.

Monteverde Vecchio

Al momento della sua unificazione al Regno d'Italia, Roma mostrava ancora l'aspetto di un grande villaggio pastorale, senza una solida base economico-sociale. Per questo, come notò un cronista dell'epoca, "occorreva far molto, moltissimo per fare una vera capitale" .

Nacquero così discussioni, polemiche, progetti intorno allo sviluppo della città . Roma aveva bisogno di molti nuovi quartieri per far fronte alle nuove funzioni burocratiche. E nacquero soprattutto appetiti e si manifestarono immensi interessi economici, legati alla rendita fondiaria, per rendere i terreni agricoli, spesso i più pregiati, edificabili.

Nascono società finanziarie e speculatori e affaristi si lanciano in imprese dissennate che provocano la distruzione delle grandi ville presenti all'interno delle mura e spesso (per lo squilibrio tra attività in corso, esigenze della città , potere di acquisto dei cittadini) dissesti finanziari e disoccupazione.

Già il 28 novembre 1871 venne approvato il primo piano regolatore. Era previsto "un piccolo quartiere signorile alle pendici del Gianicolo".

Il piano regolatore dei 1883 non prevede ancora sviluppo edilizio ad occidente della città storica, se non la costruzione di una stazione ferroviaria della linea Roma Viterbo presso l'attuale piazza Ippolito Nievo. Stazione che sarà spostata nell'attuale sede nel 1906.

Con l'elezione a sindaco di Ernesto Nathan (1907) si tenta di creare una regolamentazione edilizia che ponga un freno alle convulse speculazioni degli anni precedenti. La progettazione di un nuovo piano regolatore, approvato nel 1909, è affidata ad Edmondo Sanjust di Teulada, ingegnere del Genio Civile di Milano.

Il piano Sanjust prevede, per le zone di Monteverde Vecchio e di Via Portuense, un nucleo destinato a 'fabbricati' mentre tutto il terreno da san Pietro all'attuale Circonvallazione Gianicolense è destinato a 'giardini'. Monteverde Vecchio viene dichiarato "zona a carattere residenziale" con abitazioni circondate dal verde. Ma, come in altre zone, lo sviluppo edilizio punta sulla costruzione di palazzine, che permettono maggiori vantaggi economici e speculativi

Le case, al principio degli anni Venti, si vanno allineando lungo le linee che vanno da Via Berchet a Via Lorenzo Valla e da Via Fratelli Bandiera a Via Felice Cavallotti. Questa zona poco studiata che si affaccia su Trastevere, si rivela particolarmente interessante dal punto di vista archeologico. In quest'area fu rinvenuto al principio del secolo XVII il più antico cimitero ebraico a noi noto (1-11 sec.). Esso apparteneva con ogni probabilità alla comunità di Trastevere, una delle più antiche e popolose. Purtroppo tra la fine del secolo XIX e l'inizio del XX, a causa di frane e di scavi di materiale tufaceo, il cimitero crollò e di esso non sono rimasti che ricordi.

L'asse Nord-Sud risulta tracciato dalla Via Alessandro Poerio, che rappresenta una sorta di "corso" del quartiere. Di qui passa il tramway elettrico (numero 25) che arriva da piazza Barberini attraversando l'unico arco di Villa Sciarra (il secondo fu "fascisticamente" aperto negli anni trenta). Intorno a questa Via vengono aperti i negozi e i punti di ritrovo e, sempre qui, sorgono le ville dei notabili e di medio-alto borghesi, intorno alle quali si iniziano a vedere i primi modelli di automobili.

Soprattutto negli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale i quartieri di Monteverde (Nuovo e Vecchio) vengono investiti da una prima, sia pure contenuta, ondata edilizia.

Come eravamo

La mostra fotografica ed il catalogo: "Come eravamo, promossi nel giugno del 1999 dall'Associazione Culturale Montedoro, fondata da Antonio Ruberti, e curati da Mario Alì, hanno aperto una finestra di osservazione , attraverso le testimonianze fotografiche personali, sull'evoluzione del quartiere tra gli anni '30 o '60.

Il piano regolatore dei 1931, aveva un'unica direttiva: consentire il massimo sfruttamento dei terreni. Monteverde vecchio così sì avvia verso un rapido e più intenso sviluppo. Continuano ad essere costruiti i "villini", ma sorgono soprattutto "palazzine" e "fabbricati". A Via Regnoli, Via Sprovieri e Via Giovagnoli l'INCIS costruisce case destinate a impiegati dello Stato, mentre il centro dei quartiere si va spostando da Via Alessandro Poerio alla nuova arteria dì Via Giacinto Carini che, attraversando piazza Rosolino Pilo, confluisce in Via Barrili.

Ancora all'inizio degli anni Trenta, il quartiere mantiene ampi spazi verdi e la stessa piazza Rosolino Pilo è occupata da padiglioni in legno adibiti a scuole elementari. E questa zona è ancora meta di passeggiate: di tanto in tanto, arrivano, guardati a vista, i ragazzi detenuti del vicino riformatorio "Aristide Gabelli" per sfidare i monteverdini in scatenate partite di calcio. Ma, nel 1939, viene dato, a piazza Rosolino Pilo, un nuovo assetto edilizio che modifica (in peggio) tutta l'impostazione del quartiere. Vengono infatti costruiti palazzi a 8 piani.).

Si costruiscono le nuove chiese: la Salette e la nuova chiesa di Regina Pacis, a piazza Rosolino Pilo. Lì era stata sistemata dai francesi una batteria per bombardare Roma. Esistono ancora case basse e la piccola chiesetta di campagna che, con i grandi finestroni, permetteva al viandante di guardare all'interno. Anche quando la chiesa era chiusa, il fedele poteva così recitare le proprie devozioni.

Le foto della mostra "come eravamo con la nevicata del dicembre del 1939, con il bagno delle traverse, con le immagini di Circonvallazione Gianicolense (ancora un isolata strada di campagna) ricordano che Monteverde vecchio, risparmiato dalla spasmodica speculazione che aveva investito altri quartieri romani, rimane, ancora all'inizio degli anni Cinquanta, tranquillo e isolato. La sua immobilità un po' stantia e i suoi villini appaiono a Pasolini (che ha abitato per un certo periodo nel quartiere) "piccole scatole svanite nella luce".

Donna Olimpia e Monteverde Nuovo

Separati da una vallata e isolati dal quasi residenziale quartiere di Monteverde Vecchio sorgono, negli anni Trenta, i 'grattacieli' di piazza Donna Olimpia. In un'area che, anche per la presenza di un fossato, era rimasta marginale durante la battaglia del Gianicolo. "Edilizia popolare" del fascismo (costruiti dall'Istituto Autonomo per le case popolari della provincia di Roma nel 1937), i 'grattacieli' devono servire ad accogliere parte della gran massa di sfollati che, in seguito ai massicci sventramenti del centro storico, si erano andati riversando su tutta la cerchia cittadina abitando in baraccopoli e rimangono a lungo unica, imponente e talvolta spettrale costruzione nel degrado dell'area circostante. Ed è ancora Pasolini che, alla fine degli anni Cinquanta, in Ragazzi di vita, ce ne offre una descrizione sia pure eccessivamente cruda e priva di speranza. Alla fine degli anni Cinquanta, con toni certo più benevoli, anche Gianni Rodari dedica uno scritto a Monteverde.

Anche il più vecchio nucleo di Monteverde nuovo, nei luoghi in cui si erano organizzate le truppe francesi, sorge (come nel caso di Monteverde vecchio) negli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale. All'inizio degli anni venti una vasta area di terreno, tra la stazione di Trastevere e l'attuale Ospedale san Camillo viene lottizzata e la Società Cooperativa degli impiegati dello Stato "Victoria Nostra" si occupa della progettazione e della realizzazione del piano edilizio della zona. Si costruiscono circa 50 nuclei abitativi con un'area di giardino di circa mille metri.

Per vedere tracciata la Circonvallazione Gianicolense bisognerà aspettare la fine degli anni Trenta e la sua attuale realizzazione fu raggiunta addirittura nel 1960 in occasione del suo collegamento con la nuova Via Olimpica.

Anche in occasione degli scavi per la realizzazione della Circonvallazione Gianicolense fu rinvenuto materiale archeologico e molti sepolcri di famiglie agiate di notevole interesse. sepolcri di famiglie agiate.

Accanto a questo nuovo nucleo urbano viene prevista un'area destinata all'edificazione di grandi complessi ospedalieri che sfruttano le caratteristiche ambientali della zona. I fossi e le vallette si riempiono per far posto ad edifici ed a parchi urbani. Collocati sulla sommità dei colli nasce l'Ospedale della Vittoria, poi chiamato Littorio ed infine san Camillo.

Nasce negli stessi anni lo Spallanzani specializzato per le malattie infettive e, soprattutto nasce il Forlanini nel 1931 ad una quota elevata e con i sette edifici (che ne costituiscono il nucleo principale) costruiti in declivio per favorire l'insoleggiamento. E' la stessa zona, che includeva Villa Savorelli, la sede del quartier generale francese, scelta per gli stessi motivi, per dirigere le operazioni militari.

La nuova realtÃ

Anche la guerra raggiunse Monteverde vecchio. Ad esempio un villino di Via dallOngaro fu bombardato nel febbraio del 1944, mentre molti edifici sostituirono le inferriate di ferro con poco nobili mattoni, per "dare il ferro alla Patria .

Nel secondo dopoguerra molti villini (a Via dallOngaro, a Via Lorenzo Valla, a Via Carini) sono demoliti per lasciare il posto a fabbricati a carattere intensivo assai più lucrativi.

La speculazione edilizia "selvaggia e senza controllo" raggiunge livelli vertiginosi e anche a Monteverde vecchio palazzine e villini vengono, in parte, sostituiti da costruzioni intensive. Scompaiono alcuni casali che ancora testimoniavano le caratteristiche monteverdine di "campagna romana" e lo stato dei "luoghi" della battaglia del 1849.

Da Monteverde vecchio a Monteverde nuovo ai famosi 'Grattacieli' di piazza Donna Olimpia, tra il 1950 e il 1960, il poco spazio verde viene divorato dal cemento. "In dieci anni tutta la zona è stata riempita di palazzine che sfruttando, come al solito, i dislivello di terreno riescono a superare notevolmente il numero di piani regolamentari. Sarà inutile cercare degli spazi liberi, dei giardini pubblici, dei campi sportivi.

A Piazza Rosolino Pilo, al principio degli anni Sessanta, viene aggiunto un piezometro.

Viale Trastevere, con il nome di Viale del Re, verrà tracciato solo alla fine degli anni Ottanta a prezzo dello sventramento di una parte dell'antico quartiere di Trastevere.

Alla progettazione urbanistica che vorrebbe interrompere lo sviluppo della città "a macchia d'olio", orientare le nuove costruzioni verso Est e promuovendo lo sviluppo lungo un asse attrezzato, si sostituisce la volontà di utilizzare i terreni lungo il quadrante sud occidentale.

Monteverde, da quartiere d'arrivo, diventa un quartiere di transito inadatto a sopportare il traffico di attraversamento odierno. La dorsale Vigna Clara - Monte Mario - Vaticano - Gianicolo che consentiva l'accesso a Roma è ormai un caotico intreccio di strade troppo strette che servono al tempo stresso come strade di penetrazione verso il centro e strade di quartiere, con una grave congestione dovuta all'intensità del traffico ed alle necessità di parcheggio.

Tutto questo dove cento cinquanta anni fa si è combattuta una battaglia a campo aperto sfruttando fino in fondo le caratteristiche del terreno, tra vigne ed orti della campagna romana.

Il tratto della Via Aurelia verso Porta san Pancrazio, nella quale, all'altezza delle catacombe di san Calepodio, si mescolavano per almeno tre Millenni, le merci, i viandanti ed i pellegrini che venivano dal mare e dal nord, e lungo la quale si spostarono le truppe francesi che venivano ad occupare Roma, è ormai intransitabile a piedi a meno che non si voglia rischiare di essere investiti o di rimanere soffocati dallo smog.

di Antonio Thiery

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