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L'etrusco che è in noi

Forse avevano ragione i vecchi monteverdini doc che, prendendo il 75 (vecchio percorso) per andare all'Argentina o a Piazza Venezia, dicevano: "Vado, o addirittura, scendo a Roma". Siamo infatti su una vera e propria montagnola, più alta del più alto dei famosi sette colli, che si eleva piuttosto bruscamente sulla riva destra dei Tevere, quella meno importante in una città come Roma, che si è sviluppata soprattutto sulla riva sinistra dei fiume. Più spesso linea di separazione che luogo di scambi, il Tevere ha diviso a lungo in due l'Italia centrale: sulla riva destra, sino al Tirreno, gli Etruschi, dall'altra parte, popoli diversi, dagli Umbri sino ai Romani.

Ed è alla città etrusca di Velo, distante pochi chilometri da Roma, che il Gianicolo appartenne: di qui ora facile dominare il guado dei Tevere e la strada che, attraverso il Lazio, portava sino in Campania, obiettivo dell'espansionismo etrusco in quell'epoca remota.

E' comunque interessante che, secondo la tradizione, a costruire il ponte Sublicio, primo sul Tevere, ed a conquistare il Gianicolo sia stato il quarto dei mitici sette Re di Roma, Anco Marzio. I Re successivi (i due Tarquinii e tra questi Servio Tullio) erano chiaramente etruschi: è molto probabile che, dopo un primo successo, i Romani siano stati alla fine sconfitti e sottoposti ad un vero e proprio dominio etrusco. Cosa che dette loro molto fastidio, dato che successivamente cercarono in ogni modo di abbellire questa pagina della loro storia, pur senza poter negare completamente i molti contributi positivi degli Etruschi alla loro civiltà .

Di questa complessa relazione tra i due popoli, il Gianicolo, consacrato ad un dio ambiguo come Giano, può essere forse considerato il simbolo. Certo è, tuttavia, che il colle ha mantenuto nei secoli il suo ruolo strategico: l'ultima battaglia per la conquista di Roma si è combattuta proprio qui, nel 1849, in un fazzoletto di terra tra i Quattro Venti, il Vascello e Porta San Pancrazio. E quando l'artiglieria francese poté attestarsi sulla cima dei Gianicolo, fu la fine della Repubblica Romana.

di Vincenzo Granata

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