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Mandiamoli a casa - I luoghi comuni

«MANDIAMOLI A CASA»,

I LUOGHI COMUNI.

Razzismo e pregiudizi:

istruzioni per l’uso.

 

«Gli stranieri sono il 23%!»

È la percezione della presenza degli stranieri in Italia: gli italiani hanno la percezione che gli

immigrati siano il 23% della popolazione residente, ovvero pensano che gli stranieri presenti siano quasi quattro volte quelli che risiedono realmente in Italia (il rapporto più alto di tutto l’Occidente).

In realtà le cose stanno diversamente. Vediamo, nel dettaglio, ‘come’, cercando di rispondere ai

luoghi comuni che attraversano il Paese e animano il dibattito pubblico.

Fonte: Transatlantic Trends Immigration 2009

 

Quanti sono gli immigrati regolari e irregolari

Per tentare di comprendere il fenomeno migratorio senza pregiudizi e condizionamenti è

indispensabile osservare i numeri della presenza straniera in Italia.

4,4 milioni di stranieri regolari e 420mila irregolari. Al 1° gennaio 2009 gli immigrati presenti in Italia erano oltre 4,8 milioni (circa mezzo milione in più rispetto al 2008) di cui i regolari sono 4,4 milioni.

La comunità più numerosa è quella romena con 968mila presenze (21% del totale), seguita

dall’albanese e dalla marocchina (538mila e 497mila). Rispetto al 2008, gli immigrati irregolari

diminuiscono sensibilmente, secondo le stime (un calo superiore al 30%).

Rispetto al 2008 e nonostante la crisi economica, si registra un aumento dell’occupazione straniera nel corso dell’anno di 222mila unità, a fronte di un calo dell’’occupazione italiana di 426mila unità.

Parallelamente all’occupazione però, si registra anche un incremento della disoccupazione tra gli immigrati di 200 mila unità.

Rispetto alla popolazione italiana, la presenza degli immigrati si situa tra il 5,8% dell’inizio 2008, al 6,5% del 2009, al 7,3% (stima) del 2010.

Fonti: analisi Ismu e dati Istat

 

Da dove vengono?

La provenienza della popolazione straniera è differente.

Questo è un dato che ci differenzia dai paesi europei di più antica immigrazione e con un passato

coloniale, dove la prevalenza di “minoranze etniche” (come vengono definite nel mondo

anglosassone) provenienti dalle ex-colonie è molto forte e radicata territorialmente in alcune aree

geografiche o, all’interno delle stesse città, in quartieri periferici specifici e connotati etnicamente.

In Italia la pluralità delle provenienze nazionali e l’insediamento diffuso sul territorio (anche se con alcune “punte” nel Centro Nord) favorisce i processi d’integrazione e di mix sociale.

 

La provenienza degli stranieri in Italia

Rumeni

968.000

+21%

Albanesi

538.000

+11,7%

Marocchini

497.000

+10,8%

Cinesi

215.000

+4,7%

Ucraini

200.000

+4,3%

Filippini

145.000

+3,1%

 

 

Dopo l’ingresso della Romania nella UE, i rumeni sono divenuti la prima etnia presente. Questo dato non è frutto di una speciale propensione dei rumeni a trasferirsi nel nostro paese, bensì dell’ingresso nell’Unione europea della Romania dal 1 gennaio del 2007: come qualsiasi cittadino dell’Unione, essi godono della libertà di circolazione nei 27 paesi aderenti all’Unione Europea.

Inoltre molti cittadini di origine rumena registrati statisticamente dal 2007, sono semplicemente

‘emersi’ da una condizione di clandestinità precedente.

Il dato sulla presenza di stranieri in Italia va necessariamente considerato, prestando maggiore

attenzione agli immigrati senza permesso di soggiorno (definizione più corretta di ‘clandestini’, termine impreciso e inteso in senso strumentale). Costoro sono la componente che più spesso entra nel dibattito politico e che desta maggiore allarme sociale nell’opinione pubblica.

Fonte: Ismu

 

«Tutti questi clandestini!»

Chi sono gli irregolari?

L’immigrazione irregolare ha varie origini, spesso sorprendenti: infatti, la maggior parte degli

irregolari sono asiatici. In particolare, le stime della Fondazione Ismu del 2008 rilevano che la

comunità asiatica proveniente da Cina (10% di tutti gli irregolari), Bangladesh (9,9%), India (7%) e Pakistan (5%) raccoglie più di 207.000 individui irregolari complessivamente pari a quasi un terzo dei 651.000 totali.

La nazionalità dove si ritrova il maggior tasso di irregolarità è quella marocchina (17,1% di tutti gli

irregolari, pari a 111.300 persone irregolari): la presenza irregolare di origine nordafricana è pure

molto forte, con un totale di circa 135.000 persone se ai marocchini si aggiungono gli Egiziani (3,7%).

La provenienza dell’Est Europa tra Ucraina (6,3%) e Moldova (5,1) vede 72.500 irregolari.

 

Come si diventa clandestini?

Quasi tutti gli immigrati che giungono in Italia sono, all’inizio del loro percorso, «clandestini». Altri, lo diventano dopo essere stati regolari. La Caritas segnala che numerosi immigrati iniziano da regolari la loro storia migratoria e finiscono nell’irregolarità, per la complessità e la contraddittorietà di alcuni aspetti della normativa. Alcuni casi sono esemplificativi. Un lavoratore che ha un incidente sul lavoro lo denuncia all'INAIL, è dichiarato inabile al lavoro dall'Asl e avrebbe diritto alla pensione di invalidità Inps. Però, essendo inabile al lavoro, non ha più un contratto di lavoro e non può rinnovare il permesso di soggiorno, quindi diventa irregolare. Ancora: un minore disabile (regolarmente registrato sul permesso di soggiorno dei suoi genitori) al compimento dei 18 anni in quanto inabile al lavoro non può avere un contratto di lavoro quindi non può avere il permesso di soggiorno. Non è previsto nessun tipo di "affidamento in tutela" ai suoi genitori.

 

«E vengono tutti qui!»

Guardando ai dati del 2008 (gli ultimi che consentono una comparazione tra l’Italia e gli altri Paesi

europei, gli immigrati rappresentano complessivamente circa il 6% della popolazione: tale dato è in linea con la media UE a 27 che si attesta al 6,2%. Questo dato tuttavia tiene conto di Paesi, come quelli neocomunitari, dove la presenza straniera è praticamente inesistente. Invece, se si compara il dato italiano con quello di paesi nostri competitor osserviamo che quello italiano è tra i più bassi. Per cogliere il reale significato di questi dati è necessario anche conoscere le legislazioni nazionali sull’acquisizione della cittadinanza. Mentre in Spagna vige una normativa simile alla nostra (principio dello jus sanguinis: la cittadinanza dipende dalla nascita da genitore cittadino italiano e da quello della residenza prolungata nel paese ospitante), in Francia vige sia il principio dello jus soli (chi nasce sul territorio ha la cittadinanza), sia quello dello jus sanguinis. In Gran Bretagna fino al 1983 la cittadinanza era largamente concessa anche ai cittadini delle numerosissime colonie. È chiaro dunque che i dati britannici e francesi devono essere ricalibrati in aumento, se si vuole considerare il reale impatto sociale del fenomeno migratorio.

 

Percentuale di stranieri nei Paesi UE (2008)

EU27

6,2%

EU25

6,6%

EU15

8,9%

Irlanda

12,6%

Spagna

11,6%

Austria

10,2%

Germania

8,8%

Gran Bretagna

6,6%

Italia

5,8%

Francia

5,7%

 

È nato il bambino 60 milioni

Nel dicembre del 2008 la popolazione italiana ha raggiunto il traguardo di 60 milioni di individui

sostanzialmente grazie all’apporto degli immigrati: la popolazione italiana cresce per il 92% grazie agli stranieri; il saldo naturale italiano (differenza fra nati e vivi) inoltre rimane prossimo al pareggio grazie alla popolazione straniera (saldo degli stranieri uguale a +60.379 contro quello degli italiani di -67.249). Sul totale dei nati in Italia l’11,4% ha genitori di origine non italiana.

È evidente dunque che gli stranieri sono una componente indispensabile a livello demografico per

mantenere l’Italia un paese giovane. Contrastare il costante invecchiamento italiano e combattere le sue gravi conseguenze sociali in termini di spesa pensionistica ed assistenziale si rivelerà una sfida imprescindibile per l’Italia: in questi termini la presenza straniera si sta dimostrando essenziale.

Fonti

Dossier Caritas/Migrantes sulla Criminalità – Ottobre 2009

Comunità di Sant’Egidio, Immigrazione e sicurezza. Rapporto 2009

Rapporto Ismu 2009

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