Monteverde in il quartiere a portata di mouse

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SMOKE

SMOKE                        
 
Ve lo ricordate “Smoke”?
E’ un film del 1995 interpretato da un grande Harvey Keitel. La storia di una tabaccheria di Brooklyn dove passa il mondo: personaggi vari con le loro storie e la loro umanit√ .
Anche a Monteverde c’era “Smoke”: era la tabaccheria in Via Jenner 22. Quella di fronte a quel palazzo strano, che negli anni abbiamo scoperto essere una opera significativa del razionalismo italiano realizzata dall’architetto Moretti che ha progettato anche il Palazzo degli Esami in via Induno.
Era il negozio della signora Giuseppina, che l’ha gestito con piglio fermo e col sorriso per quarantacinque anni ed alla soglia degli ottanta l’ha ceduto suo malgrado.
Succede cos√¨ nei nostri quartieri, quelli della cosiddetta citt√ consolidata: pezzi di vie, negozi che stanno l√¨ da sempre, agglomerati di palazzi, un incrocio particolare, uno slargo, non sono soltanto dei segni urbanistici nella conformazione della citt√ ma sono luoghi in cui negli anni si forma un microcosmo di persone e di relazioni, si riconosce una comunit√ .  
Nel film, il protagonista, tutte le mattine alle otto e per dieci anni fotografa l’incrocio davanti al suo negozio. Sempre la stessa foto in tutte le stagioni e con tante persone diverse.
Se quella foto l’avessimo scattata anche in Via Jenner avrebbe raccontato un bel pezzo della vita di tante persone che abitano o “bazzicano” la via e che si riconoscono, si salutano, si parlano. Non √® la retorica del “piccolo mondo antico” ma la cronaca di un pezzo di quartiere, cos√¨ come succede in tante parti della citt√ , che nonostante i cambiamenti generazionali, sociali, economici ha saputo mantenere una maglia relazionale feconda. Una delle reti che hanno garantito questa relazione √® rappresentata dai negozi che stanno l√¨ da tanti anni, alcuni dei quali gestiti sempre dagli stessi proprietari o dai loro figli. La tabaccheria, il fornaio, la pasta all’uovo, il macellaio, il barbiere, il negozio d’ottica, il bar, il corniciaio, le fotocopie, l’abbigliamento, l’edicola, l’ambulatorio sono l√¨ da sempre e non sono stati travolti dai marcati cambiamenti della rete commerciale. Scendi sotto casa e trovi tutto, anche le chiacchiere bonarie dei negozianti che conosci da sempre, e le consegne agli anziani della spesa che pesa troppo la fa un viso conosciuto invece che un anonimo seppur efficiente addetto di supermercato.
Ma quella tabaccheria è stata il massimo.
Dentro e fuori il negozio in alcuni giorni c’era il pienone. Quelli che stazionavano sul marciapiede e davano vita ad interminabili discussioni si mescolavano con gli avventori del negozio che molte volte per l’affollamento erano impediti all’entrata e si sovrapponevano con chi aspettava l’autobus alla fermata di fronte. Non solo, in alcuni casi si creava un blocco che intralciava il passaggio dei pedoni, delle mamme con le carrozzine, di quelli che si erano recati al mercato. Doveva intervenire d’autorit√ la signora Giuseppina a mettere un po’ d’ordine per regolare quella gran confusione e ricordare anche ai suoi figli che l√¨ si stava per lavorare e non si potevano cacciare i clienti. Ma in fondo era contenta anche lei di quel marasma.
Tante discussioni, tante persone, tanti caratteri, tanti argomenti, tanti mondi. Molti amici o avventori passavano con l’auto o con la moto e si fermavano e subito dicevano la loro sull’argomento del giorno: discussioni seriose, impegnate, delle volte appassionate insieme a quelle sull’ultima di campionato o gli sfott√≤ reciproci dei tanti personaggi. Un punto di ritrovo dove le persone si incontravano, si davano appuntamento, dove si lasciavano buste, chiavi, pacchetti che tanto √® sempre aperto e puoi prenderle quando vuoi. La situazione divent√≤ ancora pi√Ļ caotica quando fu attivata la macchina per il gioco del lotto. Ambi, terni, numeri magici, speranze di vincite che risolvono la vita. Ancora un altro mondo con alcuni personaggi da cinematografo carichi di una densa umanit√ che solidarizzavano, chiedevano consigli, mettevano insieme le giocate. Bellissime persone e divertentissimi episodi.
Comunque il punto pi√Ļ alto si toccava quando c’era la campagna elettorale.   
Lo sapevano tutti come la pensavano quelli della tabaccheria, tanto che alla fine degli anni settanta avevano anche subito minacce ed intimidazioni ed un assalto da parte di un gruppo di teppistelli fascisti.
Commercianti e di sinistra: un connubio non proprio usuale in un periodo dai rigidi steccati ideologici e dagli impropri luoghi comuni. Ma cos√¨ √® stato, e la passione per la gente, per le sue storie, per la vita delle persone e per le loro speranze si √® manifestata anche con la passione civile e l’interesse per i problemi del quartiere e della citt√ .
Tribune politiche improvvisate, raccolte di firme, richieste di consensi, inviti ad iniziative, presentazione di candidati, tutto era accelerato in campagna elettorale, e anche chi non la pensava allo stesso modo andava per parlare e spiegare la sua opinione. Tutto alla luce del sole senza nascondersi e pensare che questo avrebbe fatto male agli affari. Se non ci fosse stata la paziente e tenace tempra di commerciante di prima generazione della signora Giuseppina che ricordava a tutti che bisognava lavorare e non eccedere con le discussioni chissà come sarebbe finita. E poi, finite le elezioni tutti passavano per gioire del risultato o a leccarsi le ferite per poi ricominciare con infiniti scambi di opinioni. Anche qui senza retorica si può dire che quel negozio, come tanti altri spazi, è stato un piccolo luogo della democrazia del quartiere.
E’ la storia di tanti “vecchi” negozi che nel nostro quartiere ancora ci sono e aiutano a garantire quel tessuto di umanit√ e solidariet√ che tiene stretta una comunit√ . L’Amministrazione comunale, prima con Rutelli e poi con Veltroni, negli anni scorsi ha saggiamente emanato provvedimenti utili a tutelare i “Negozi storici” del centro della citt√ cercando di evitarne l’espulsione e considerandoli significativi elementi della memoria storica. Per salvaguardare i vecchi negozi dei nostri quartieri per√≤ quei provvedimenti, seppur meritori, sono inefficaci perch√© operano in un ambito territoriale delimitato e si applicano ad esercizi con caratteristiche precipue. Nei nostri quartieri non c’√® quasi mai bisogno di tutelare il valore monumentale e culturale, quanto la necessit√ di garantire condizioni adeguate di fruibilit√ dei servizi che rappresentano anche il presupposto per salvaguardare il tessuto solidale della collettivit√ . Per tutelare quelli che potremmo definire degli ”esercizi di prossimit√ ” occorrerebbe una riflessione sui cambiamenti sociali ed economici che stanno trasformando i nostri quartieri, una definizione della rilevanza sociale di queste attivit√ commerciali e delle conseguenti decisioni per la loro tutela.
Alle persone che li gestiscono, se anziani e pressati da richieste di esosi rinnovi dei contratti di locazione e spinti a far spazio a nuove attivit√ , garantire un sostegno finanziario ed una adeguata assistenza per agevolare i passaggi generazionali; alle persone che li hanno gestiti in tutti questi anni e che hanno ceduto l’attivit√ per evidenti limiti di et√ un riconoscimento civico per l’opera svolta che consideri soprattutto la dimensione sociale di una presenza ultradecennale sul territorio. Una riflessione che pu√≤ essere pi√Ļ efficace se parte dall’esperienza locale e coinvolge il livello municipale dell’amministrazione.
Adesso la signora Giuseppina ha ceduto la tabaccheria che √® sempre l√¨ e, siamo sicuri, manterr√ , anche se con altre caratteristiche, la natura di socialit√ di tutti questi anni. Ma una lunga, densa, appassionata stagione di vita si √® conclusa e noi la abbiamo voluta brevemente raccontare.    
Ciao “Smoke”!! Ci hai fatto vivere una bella storia, te ne siamo grati.
 
Bernardo Gialanella
 
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