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Escher a Monteverde


Capitolo 5

ESCHER A MONTEVERDE 

Dal 2 settembre del 2010 al 6 gennaio del 2011 una mostra [1] allestita presso la Casa Cavazzini di Udine ha esposto alcune opere grafiche dell’olandese Escher, famoso per i disegni basati sull’effetto ottico. Sono molto conosciute, per esempio, quella in cui le mani sembrano disegnarsi a vicenda, oppure quella in cui il mare prosegue nel cielo, dove i pesci diventano uccelli e viceversa, man mano che il nostro sguardo si sposta.

La fama di Escher dunque, si deve al suo originale percorso della ricerca artistica, in cui egli trasmette la sua indole visionaria per mezzo della tecnica xilografica. È un percorso di sperimentazione nel pensiero scientifico e matematico, tramite il proprio talento grafico, tanto che la sua arte, per molto tempo, non aveva uno stile in cui riconoscersi, e lo stesso Escher veniva invitato ad esporre le sue opere anche in Convegni matematici, come accadde ancora nel 1954 [2].

Mauritius Cornelius Escher [3] nasce in Olanda dove ritornerà a vivere negli ultimi anni della sua vita, ma la sua aspirazione artistica e familiare si sviluppa soprattutto nel decennio vissuto a Roma. Sposatosi con una donna svizzera, a Viareggio, si stabilisce a Monteverde, dove nasceranno due dei tre figli maschi. Per il battesimo del primogenito, ha avuto perfino la contemporanea presenza di Benito Mussolini e di Vittorio Emanuele II [4].

Nella residenza romana Escher entra nel 1922 e, da questa sede, ha modo di visitare non solo le più importanti città italiane, ma anche di allestire le sue prime mostre a Siena e a Roma.

Gli interni della sua casa sono sconosciuti a molti, ma se ne possono ricostruire due. Il suo studio, per esempio, viene riprodotto con parte dell’arredamento in una opera divenuta celeberrima, intitolata “La mano con la sfera riflettente” del 1935, anno in cui abbandona la Città Eterna. Escher tiene con la mano destra una sfera su cui si riflette la sua immagine un po’ deformata, mentre con la sinistra [5] tenta un insolito “autoritratto”, riprendendo così anche una piccola parte del suo studio. Un altro ambiente, invece, viene riportato da una fotografia dell’epoca, scattata qualche anno prima e conservata nella galleria virtuale del Gaunt [6], la quale riproduce un angolo del salone, arredato da un divano. e pochi quadri.

L’edificio, situato al n° 122, di Via Alessandro Poerio nell’angolo con via Felice Cavallotti è oggi una proprietà privata di tre piani, circondato da un ampio giardino, e sormontato da una graziosa torretta, parzialmente murata, da cui si vede la “Piramide Cestia e tutto il resto” [7].

Da questa vista panoramica, Escher riproduce un’insolita Roma, che porta il semplice titolo di “Roma, 1927”. È un’opera poco conosciuta, ma emblematica, per almeno due ragioni, nonostante in essa ancora sia lontano lo stile dei cosiddetti “disegni periodici” [8] che lo caratterizzerà in età matura.

Escher ha realizzato quest’opera con la tecnica della xilografia, conosciuta seguendo il maestro de Mesquita, nel periodo in cui frequentava l’università di architettura ad Haarlem. Abbandonati gli studi, Escher si concentra nella ricerca di uno stile personale, basata sulla perfezione tecnica degli effetti chiaroscurali del soggetto preso in esame. In questa opera infatti, diversamente dall’usuale incisione su un solo legno, utilizza due blocchi, e per di più, di faggio, perché gli permettono di tracciare delle linee sempre più sottili, al fine di esaltare “l’atmosfera notturna della città” [9].

Un altro elemento significativo che si evince da quest’opera è la presenza incongruente di un “drago rugoso” [10], che si staglia in primo piano. Ciò potrebbe essere interpretato, a mio avviso, come un duplice messaggio della sublime visionarietà di Escher. La più plausibile ipotesi, considerate le sue opere più mature, è nel considerare questa immagine fantasiosa come simbolo della sua indole visionaria, che svilupperà, poi, nelle opere che lo renderanno famoso; mentre l’altra, è nell’interpretare tale rappresentazione come un proprio sentimento di rigetto per il pressante clima fascista che si stava respirando a Roma, in quel periodo.

Escher sarà costretto, infatti, a lasciare Roma, e quindi si stabilirà in Svizzera, ma la sua produzione artistica mancherà di quell’estro trovato nel decennio vissuto in questa meravigliosa città, che egli stesso ricorderà come “il migliore della sua vita” [11].

Il periodo romano è caratterizzato da altre opere, tra cui ritratti o autoritratti e scorci di Roma irriconoscibili, ma il nome di Escher, ormai impreziosisce la nostra cultura monteverdina, poiché garantisce, con la fama delle sue opere, la conoscenza di quel piccolo mondo del quartiere romano, sconosciuto a molti, ma sempre meravigliosamente sorprendente.


[1] Vedi www.turismofvg.it

[2] Vedi il convegno di Stoccolma, in Wikipedia.

[3] Vedi il sito della M.C. Escher Fundation, per una completa biografia

[4] Vedi Wikipedia.

[5] È noto che il grafista olandese fosse mancino, vedi anche wikipedia

[6] Vedi www.nightgaunt.org

[7] Vedi Fulvio Abbate, Roma: guida non conformista della città

[8] Vedi www.nightgaunt.org

[9] Vedi op.cit. Fulvio Abbate

[10] Vedi op.cit. Fulvio Abbate

[11] Vedi Wikipedia

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