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Il ponte pedonale di Villa Doria Pamphili

IL PONTE PEDONALE DI VILLA DORIA PAMPHILI

La via Olimpica è così chiamata dai romani, perché fu realizzata in occasione delle Olimpiadi, svoltesi appunto a Roma nel 1960. Il suo vero nome, però è via Leone XIII, in onore del papa Pecci, che alla fine dell’Ottocento, attuò la riforma culturale della Chiesa, con la più famosa Enciclica “Rerum Novarum”. La strada è un’importante arteria di comunicazione che congiunge Piazza del Bel Respiro alla Piazza Pio XI, tagliando a metà Villa Pamphili
            Il Piano Regolatore del 1908[1] ne prevedeva già il percorso, mentre il successivo Piano del 1931[2] contemplava un cavalcavia per l'attraversamento di Villa Pamphili. Vicende successive, connesse con l’espropriazione della Villa e con la conseguente divisione tra proprietà statale e comunale, fino al definitivo progetto di concedere parte del verde a bene pubblico, hanno rallentato questi obiettivi. Perciò, l’occasione delle Olimpiadi si può interpretare come il momento migliore per la realizzazione della Via Olimpica,, che doveva congiungere la periferia di Roma con lo Stadio Olimpico.per quanto riguarda nil cavalcavia, dobbiamo invece aspettare l’occasione del Giubileo, per rivedere accesi gli intenti precedenti, motivati questa volta dal presunto afflusso di pellegrini e turisti nella Città Eterna. Seguirà un altro Piano Regolatore per la “ricucitura del verde”, presentato già dal Comune di Roma nel 2008, e ancora non realizzato[3], probabilmente perché è subentrata la Giunta Alemanno, ma il ponte è ancora una realtà ben visibile a tutti e di grande beneficio per tutti.
Il ponte è stato realizzato dopo 70 anni dal Piano Regolatore che lo prevedeva. Nel 1998 uscì, infatti, una gara d’appalto del Comune di Roma con il titolo di“Concorso internazionale per i Ponti pedonali per il Giubileo”, che contemplava quattro ponti mobili nella città. Al termine dell’anno giubilare, questi ponti sarebbero dovuti essere smontati e posti in zone periferiche, ma, avendo ottenuto grande successo, alcuni di essi sono rimasti fissi[4] e tra questi, vi è proprio, il ponte di Villa Pamphili,
            L’appalto fu vinto dalla ditta “Massimo D'Alessandro e associati s.r.l.” che ne ultimò in due anni la realizzazione, il cui progetto fu pensato in legno lamellare per le sue caratteristiche di resistenza e a basso impatto ambientale. Ha la forma dei raggi di ruota di bicicletta e si sviluppa in uno spazio curvilineo, che, visto dall’alto, sembra a forma di virgola. Costruito in prossimità della piazzetta del Bel Respiro dispone le due basi all’interno del parco e quindi, da una parte sul Piazzale Martin Luther King e dall’altra su Viale Anna Frank, rimanendo così sospeso sulla via Olimpica,
            Il ponte ha una lunghezza di 47 metri ed una larghezza di 6 metri, è munito di due corsie di transito separate da una trave strutturale centrale, composta a sua volta, da due travi più sottili unite tra loro. Una parete in vetro antisfondamento, con tiranti in acciaio incrociati alla struttura portante funge anche da parapetto,sufficientemente alto per poter garantire la sicurezza ai pedoni e alle automobili, preservandole dalle eventuali cadute di oggetti[5].
            La sua messa in opera è stata effettuata senza interruzione della circolazione veicolare della sottostante via Olimpica, che fu convogliata per quattro giorni in una unica corsia per entrambi i sensi di marcia. Il trasporto del materiale di costruzione, invece, è avvenuto in una sola giornata lavorativa dello stesso sabato 25 novembre del 2000[6]. Gli elementi costitutivi erano infatti, suddivisi in quattro unità finite dalle dimensioni di 3,30 x 18 metri per essere facilmente traspontabili.
            Se il montaggio fu così rapido, la sua inaugurazione non fu poi così immediata. I giornali del tempo ne riportano le continue polemiche relative alle lunghe attese per l’accesso al suddetto ponte, fino a quando finalmente nel febbraio del 2001, si riporta la notizia della avvenuta inaugurazione, in presenza del subcommissario Stefano Landi[7].
            Non ho trovato fonti che spiegassero l’origine del nome affidato a questo ponte, che può essere tranquillamente individuato come ponte di Villa Pamphili. I numerosi maratoneti del parco lo chiamano “Ponte Nanni”, in memoria di un comune amico, promotore della costruzione[8], mentre sullo stradario di Roma è indicato come “Ponte Artemisia Gentileschi[9]”. Nasce qui la curiosità di sapere come mai il ponte sia stato intitolato ad una pittrice caravaggesca del 600, nota anche per aver subito, a Roma, uno stupro a diciassette anni da un pittore fiorentino, Agostino Tassi. A mio avviso, è in questa vicenda che si può trovare la spiegazione di questa dedica. Studi del XIX secolo hanno riesaminato gli atti della denuncia e del processo dello stupro contro il Tassi, ed hanno avanzato una interpretazione più “femminista” della personalità di Artemisia Gentileschi[10]. È risaputo che nel ‘600 la donna non veniva riconosciuta di pari dignità all’uomo, e quindi la figura di Artemisia Gentileschi, che seppe lottare per affermare i propri diritti, sia nel mondo dell’arte sia nella vicenda umana, è da considerarsi una personalità d’avanguardia, in sintonia con l’etica attuale, diffusasi con il Nuovo Millennio.
 
Paolo Foglia
 



[1]www.romainbiancoenero.it
[3] Sotto la Giunta Comunale del Sindaco Veltroni per la “Connessione tra le due parti di Villa Pamphili” vedi Paolo Boccacci in “La Repubblica” del 25.06.05 in cui si riassume il progetto di interramento della Via Olimpica e la realizzazione dei due parcheggi con il conseguente innalzamento di due gallerie.
[4] Famiglia Cristiana, n° 41 del 17/10/1999, “Quanto sarai bella Roma”
[5] Vedi Ruggero Lecci, 1995, in “Ponte pedonale sulla via Olimpica a Roma”.
[6] Vedi Corriere della sera, 21.02.2001
[7] Vedi nota n°78
[9] Vedi www.reflecftion.iobloggo.com
[10] Vedi Susan Vreeland, La passione di Artemisia, Neri Pozza, 2009
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