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La Fontana del Prigione e Villa Peretti

Capitolo 3
 
LA FONTANA DEL PRIGIONE E VILLA PERETTI
 

Papa Sisto V[1], che ricordo essere stato il papa che fece erigere tutti gli obelischi di Roma, affidò nel 1576 a Domenico Fontana[2], la costruzione della propria residenza[3] romana sul colle dell'Esquilino. demolita in seguito al Piano Regolatore di Roma del 1883[4], per volontà di Monsignor Francesco Saverio De Merode, pro-ministro alle armi di Papa Pio IX. Egli firmava già nel 1871 una convenzione con il Comune di Roma, dove prevedeva la totale scomparsa della villa Peretti, al fine di ampliare il collegamento ferroviario da Firenze a Napoli, passando per la Stazione Termini.

Infatti, la Villa sistina comprendeva tutta l’area attualmente occupata dalla Stazione, inclusi la Piazza dei Cinquecento, il Palazzo Massimo alle Terme e alcuni edifici dell’Esquilino. Il piazzale antistante l’ingresso al Palazzo Massimo alle Terme [5] in cui è allestito il Museo Nazionale Archeologico Romano, si chiama appunto Largo di Villa Peretti, in sua memoria.

L’architetto, oltre ai lavori di costruzione, si attivò anche per la conduzione dell’Acqua Felice [6], permettendo quindi alla villa di possedere giardini e fontane[7]. Tra queste è rimasta integra fino ai giorni d’oggi, soltanto quella del Prigione[8] grazie all’intervento del Comune di Roma che l’acquista per sistemarla al centro della scalea del giardino del Quirinale, poi nell’Orto botanico di Via Panisperna[9], e infine nel 1911 nel magazzino del Ministero dell’Interno[10] in Via Genova. L’attuale ubicazione, in Via Goffredo Mameli, ai piedi del Gianicolo, risale al 1922 quando il Genio Civile[11], sotto richiesta del Ministero[12] si occupa dei lavori del definitivo trasferimento a proprie spese.

Dopo la morte di papa Sisto V, la Villa viene venduta dall’ultimo erede, Giulio Savelli Peretti, nel 1696[13], per gli ingenti debiti accumulati, al Cardinale Negroni[14], che vi istituisce un seminario attivo fino 1784[15], anno in cui la villa passa di proprietà[16] ad un commerciante romano,[17] Giovanni Staderini[18] che vende tutti i beni della villa e riduce il parco a semplice orto[19]. Un esponente della famiglia dei Massimo[20], il gesuita Massimiliano Francesco (Camillo VII) Massimo (1730-1801) nel 1789 provvede a restaurare tutto il complesso e vi insedia l’Istituto scolastico Massimo. In seguito, il principe di Arsoli Camillo (VIII) Massimiliano Massimo, (1770-1840) descrive la Fontana del Prigione, nelle sue memorie del 1836, e, lascia l’eredità a suo figlio Camillo (IX) Vittorio Emanuele Massimo (1803-1873), duca di Rignano e commissario delle ferrovie, testimone della totale demolizione della Villa Peretti.

Sotto la proprietà dei Massimo la Fontana del Prigione appare modificata rispetto all’iconologia originale di Domenico Fontana, poiché il gruppo scultoreo del Prigione con Venere e Apollo ai lati era già scomparso[21]. Il prigioniero, che era un mezzo busto in marmo pavonazzetto raffigurato con le mani legate nel tentativo di liberarsi dalla materia e gravitante su un piedistallo del mascherone, è già sostituito da una vasca a forma di scoglio. Questa iconologia è confermata anche dalla descrizione riportata dal Cavaliere Gaetano Moroni Romano, nel 1860[22].

Restano originali la statua di Esculapio, erroneamente ritenuta di Giove sedente, e giunta a noi acefala fin dal 1924[23]; e gran parte della struttura portante, con i cammei virili e gli stucchi interni, mentre, le grandi volute laterali sono frutto di un intervento del 1930 finalizzato al ripristino delle funzioni idriche[24]. L’’area di rispetto per preservarla dalle auto, in fase di manovra nel parcheggio è un recente restauro del Comune, terminato nel 2006, realizzato dalla ditta DeFeo.

Non mi resta che augurarvi una buona passeggiata alla scoperta di questo tesoro nascosto, così particolare sia per le vicende subite sia perché decisamente meritevole dal punto di vista artistico, in quanto rara testimonianza dell’opera di Domenico Fontana.

 


[1] Felice Peretti (1520-1590),

[2] Domenico Fontana fu nominato “architetto papale” dal precedente papa Gregorio XIII,

[3] Il progetto della Villa fu affidata a Domenico Fontana nel 1576 Vedi il sito www.archeoroma.beniculturali.it

[4] Sul Piano Regolatore di Roma del 1883, vedi il mio precedente articolo sulla Stazione Trastevere, “La signorina e la stazione”, oppure su www.cittàsostenibili.it

 

[5] Il padre gesuita Massimiliano Massimo (1849-1911), figlio di seconde nozze di Camillo IX Vittorio Emanuele Massimo (1803-1873), duca di Rignano, incarica l’architetto Camillo Pistrucci dell’edificazione dell’imponente Palazzo Massimo alle Terme, attuale sede del Museo Nazionale Archeologico Romano, per creare una nuova scuola cattolica consacrata a Maria Immacolata, con il nome di “Istituto Massimo”. Nella seconda guerra mondiale sarà adibito ad ospedale ed infine dal 1992 è l’attuale sede mussale. Vedi il sito della Sovrintendenza di Roma.

 

[6] L’Acqua Felice prende il nome da Sisto V, infatti il papa si chiamava Felice Peretti.

[7] Vedi Tesi di dottorato, Il tessuto delle ville a Roma nel Settecento, di Giuseppe La Mastra, presso l’Università di Roma Tre.

[8] Vedi il sito del Bollettino d’Arte del Ministero dei Beni e le Attività Culturali.

[9] Vedi Maria Piera Sette, Architetture per la città, 1992

[10] Il progetto venne assegnato all’architetto Manfredo Manfredi lo stesso che ha costruito il Faro del Gianicolo, dedicato agli italiani in Argentina. In omaggio alla tradizione francese, il Palazzo – che fu costruito fra il 1912 ed il 1925 – venne immaginato su una pianta a T. Vedi www.poliziadistato.it

[11] Nel fondo dell’Ispettorato Edilizio, prot. 1292 del 1922 la Commissione Edilizia approva il progetto del Ministero dell’Interno - Genio Civile Costruzione edifici governativi per lo spostamento della Fontana del Prigione e per la costruzione di un nuovo ingresso alla centrale telefonica di via Genova a cura e a spese del Genio Civile. L’impresa costruttrice è Ettore della Valle e Poggini Angelo; all’interno si trovano elaborati grafici (purtroppo non in ottime condizioni) a firma dell’Ingegnere Direttore Nicoli Tullio e dell’Ingegnere capo Alessandro Susinno. Vedi Franco Borsi, Il Palazzo del Viminale, 1983

[12] I lavori furono attuati nel 1922 al fine di ospitare le nuovi Centrali telefoniche. Vedi note successive.

[13] Camilla Peretti, moglie di Giovanni Battista Mignucci e madre di Francesco e Maria Felice, provvede a mantenere il cognome Peretti e a consegnare la villa prima a Francesco, che muore nel 1588, quindi ai figli di Maria Felice sposata a Fabio Damasceni, ossia ad Alessandro, noto come Cardinal di Montalto Peretti, fino al 1623, quindi al di lui fratello Michele Damesceni Peretti, fino al 1631. Quest’ultimo sposa Margherita di Somaglia che gli darà un maschio e due femmine, quindi la villa passa al figlio maschio Francesco, anch’egli cardinale, che, alla sua morte, nel 1653, consegna la villa ai figli di seconde nozze, della nonna Maria Felice. Prima è Paolo Savelli ad ereditare la villa fino al 1685, e quindi il fratello Giulio, costretto a venderla all’asta per gli ingenti debiti accumulati dalla propria famiglia.

 

[14] Giovanni Francesco Negroni, 1631-1713, vedi G. Moroni, 1847, Per la vendita di Villa Peretti al Negroni, vedi Giulia Grassi, in Stazione Termini, un viaggio nel tempo.

[15] Vedi G. Moroni, 1847 Il cardinale Giovanni Francesco Negroni, ritiratosi dalla vita pastorale, si trasferì a Roma per “liberamente vivere in pace i rimanenti suoi giorni”, allestendovi un seminario che rimase attivo probabilmente fino al 1779 o 1784.

[16] Agostino Della Cella, visita la villa “Negroni” nel 1779, e qualche anno dopo, pubblica la descrizione della villa, dichiarandola già alienata e di proprietà Staderini.

[17] Vedi A. Della Cella, Sec, XVIII, pag 1117

[18] Vedi la Tesi di dottorato, Il tessuto delle ville a Roma nel Settecento, di Giuseppe La Mastra, presso l’Università di Roma3, la citazione dell’opera di A. Nibby, Roma nell’anno 1838, pubblicato nel 1841.

[20] La famiglia Massimo ha il suo capostipite in Camillo I (1577-1640) e tutti i discendenti maschi, primogeniti, porteranno nel loro nome sempre quello di Camillo. Vedi il sito della enciclopedia Treccani.

[21] In un documento del 1897, si riporta la fonte di un precedente acquisto da parte di Pio IX, che, insieme ad altri beni della Villa Peretti, vi allestisce il Museo Pio Clementino, ovvero Chiaramonti Vedi Lucilla de Lachenal, Fortuna dei prigionieri Daci a Roma, 1897

[22] “La fontana del Prigione si trovava in viale del Prigione ossia in una estremità di un viale della villa che terminava con la peschiera. Il Prigione era una mezza figura più grande del naturale ed è uno dei più grandiosi della villa. I suoi bassorilievi, cornici, vasi e altri ornamenti sono tutti di travertino abbelliti con le insegne dei Peretti. Il suo frontespizio tondo è sormontato dalla statua sedente di Giove fra due vasi di bella forma. L’acqua esce da un masso di scogli sotto il nicchiane ornati pure di sculture e cade nel bacile sottoposto lungo 30 palmi e largo quasi 20. Dopo aver fatto altre mostre in due tazzette superiori ed in altre bocche nei due triangoli laterali al di sopra del suddetto nicchiane si vedono due teste di profilo in basso rilievo in guisa di cammei sul fondo di pietruzze nere”. Vedi Cavalier Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico ed ecclesiastico da San Pietro ai nostri giorni, 1860.

[23] Vedi il documento in pdf del Restauro della fontana del Prigione, curato dalla ditta DeFeo

[24] Vedi il sito di romasegreta

 

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