Monteverde in il quartiere a portata di mouse

Le vostre lettere

La Trasteverina, il Righetto e il Tamburino

Capitolo I
 

LA TRASTEVERINA, IL RIGHETTO E IL TAMBURINO
 

            Questo articolo è il mio omaggio al 150° anniversario dell’Unità d’Italia, festeggiato quest’anno, principalmente qui a Monteverde luogo d’origine della breve vita della Repubblica Romana del 1849 e quindi dell’Unità Nazionale.

 

            Tamburino e Righetto sono due piccoli eroi morti nel 1849 ed è probabile che Righetto possa essere una “maschera” del costume romano, cioè un personaggio popolare, indice di miseria, come è successo per la figura di Rugantino, creato per identificare lo “spaccone” romano. I loro nomi si trovano anche nella letteratura: il primo nel romanzo più famoso di Edmondo De Amicis “Cuore”, e nella favola di Gianni Rodari, “Il tamburino magico”. Il secondo, in due film: “L’eroe sono io” del 1952 diretto da Carlo Ludovico Bragaglia, in cui Renato Rascel interpreta il personaggio omonimo i[1], e “La finestra sul Luna Park” di Luigi Comencini, del 1956[2], in cui Righetto è uno straccivendolo[3] che vive in una borgata di Roma. La trasteverina, invece, è una vittima innocente della Repubblica Romana del 1849, ritratta in un dipinto di Induco durante la sua partecipazione alle battaglie di Roma. I tre personaggi sono ignorati dalla grande storia, ma noti a quei garibaldini che li hanno conosciuti, e ne hanno riportato le imprese nei propri diari di guerra. Infatti, il cronista Luigi Ceccarelli, noto come Ceccarius, racconta del Tamburino, mentre il dott. Angelo Ciofi Iannitelli parla di Righetto, ed infine, Tullio Massarani, amico del pittore Induno, rivela la trasteverina. 

            Il tamburino di Garibaldi, si chiamava Domenico Subiaco[4], originario di Ripi nella ciociaria, omaggiato dal suo paese fin dal 1911 dall’artista compaesano, Enrico Biondi[5], che lo ritrae nel gruppo scultoreo dedicato ai martiri per la libertà, proprio nella piazza omonima di Ripi. E proprio qui, quest’anno è stata rinnovata la sua memoria da un’altra artista ciociara, Elena Sevi, mentre Roma, nel quartiere di Monteverde gli intestò dal 1952 [6], una scala, che congiunge Viale Glorioso a Via Enrico Dandolo.

Domenico Subiaco aveva 16 anni quando si unisce ai suoi compaesani, tralasciando gli svaghi infantili e parte per combattere al fianco delle truppe di Garibaldi. Per la sua statura, ancora da ragazzo, non gli viene affidato un fucile, ma un tamburino. Partecipa così a tante battaglie, fino a quando, in difesa di Villa Corsini[7], il 3 giugno del 1849, viene colpito dal fuoco nemico[8]. In vista dell’avvicinarsi del nemico, abbandonava il tamburino, per imbracciare il fucile del suo compagno ferito, e si avventò all’attacco, ricevendo colpi mortali.

            Per quanto riguarda il Righetto, nel 2006 il Dott. Angelo Ciofi Iannitelli tenne una conferenza[9] presso l’Istituto Internazionale di Studi “Giuseppe Garibaldi” dopo aver raccolto testimonianze su Righetto. Esiste in sua memoria una statua, e l’Associazione “Amici di Righetto”, presente anche su Facebook, che annualmente organizza premi letterari per alunni delle medie sui temi risorgimentali. La statua di bronzo di un ragazzino con il braccio sinistro alzato, con un cagnolino al fianco e con lo sguardo diretto verso la più monumentale statua di Garibaldi, è una copia di una scultura marmorea presente nello scalone d’onore di Palazzo Litta di Milano, realizzata su commissione del garibaldino Conte Litta, nel 1851 da Giovanni Strazza, con il titolo di “L’audace”[10]. La copia nasce da una richiesta da parte dell’Associazione degli “Amici di Righetto”, che vide esaudito questo progetto solo nel 1987 grazie al decisivo intervento dell’allora Presidente della Regione Lazio, Francesco Storace. L’ubicazione della statua fu suggerita probabilmente dal ritrovo in quel luogo di una piccola urna in lamiera senza iscrizione ed ermeticamente chiusa, in cui era custodito un teschio di un adolescente, attribuito dunque a Righetto [11]. Nello stesso anno il Comune di Roma intesta a Righetto anche la Scalea in Via Aurelio Saffi e, in previsione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, nomina l’area in cui è situata la statua, Passeggiata del Righetto [12]. A mio avviso, il vero nome di Righetto potrebbe essere Enrico, poiché ho ritrovato su internet che spesso il nomignolo di Righetto nel medioevo, indicava Enrico. Il nostro eroe è un bambino di 12 anni, di Trastevere, orfano di entrambi i genitori, che si guadagnava da vivere consegnando la merce ai fornai in cambio di un “panetto”. Era sempre affiancato da un cagnolino, che chiamava affettuosamente “Sgrullarella” e nell’estate del 1849, si trovò a partecipare attivamente ai combattimenti della breve Repubblica Romana.

            Il ministero della guerra, l’8 giugno [13] decretava la possibilità di guadagnare un baiocco e mezzo a libbra per chi consegnasse le bombe non esplose, da riutilizzare contro l’’esercito avversario. Tale iniziativa invogliò donne e bambini a rischiare quotidianamente la vita, utilizzando soltanto una pezza bagnata con la quale spegnere la miccia. Righetto, era uno di loro, e raggruppò un esiguo numero di suoi coetanei, divenendo il migliore nella tecnica di artificiere. Il 29 giugno egli si trovava sulla spiaggia del Tevere, denominata la “Renella”, all’altezza di Ponte Sisto, e una granata gli cadde tra le mani, ma non riuscì a spegnere la miccia, perché era troppo piccola e interna alla bomba, così fu inevitabile lo scoppio e il piccolo non poté salvarsi. La sua morte fu una delle tante che si susseguirono e che indussero Garibaldi a intervenire per interrompere questo fenomeno di massa. Il ministero della guerra accolse, perciò, la richiesta di Garibaldi, ma tardivamente, poiché la Repubblica Romana, stava perdendo la sua forza di resistenza, e gradualmente si avvicinava alla sconfitta. Infatti, i francesi erano in vantaggio perché non avevano rispettato il periodo di tregua, intervenendo il giorno prima rispetto a quello pattuito, e ciò non fu sufficiente ai rinforzi romani.

            Per quanto riguarda la “Trasteverina uccisa da una bomba”[14] grazie alla testimonianza di Tullio Massarani [15], letterato e politico, esperto d’arte e soprattutto amico della famiglia Induno, sappiamo che questa giovane donna si chiamava Nella, lasciata sola nella sua cameretta a Trastevere dai genitori accorsi a difendere la nascente repubblica. Una bomba francese proveniente dalla luce che penetra dallo squarcio nella parete, la coglie di sorpresa mentre sta cucendo un corredo. Il frammento dell’ordigno bellico fumain primo piano, dopo aver colpito il volto della fanciulla, intriso di sangue. Il suo corpo esanime, qui avvolto nel tricolore del suo abito, può riportare alla mente la drammatica scena interpretata magistralmente da Anna Magnani, nel film di “Roma Città Aperta”, nonquando, nel suo richiamo straziante insegue Francesco deportato dai tedeschi, ma in quell’istante in cui giace a terra, meschinamente fucilata.

Ecco dunque che la “trasteverina” assurge a simbolo delle innocenti vittime della guerra, non solo risorgimentale, mentre i due piccoli eroi parlano di sé e dell’impavido coraggio.  

 
 

 


[1] Vedi Roberto Chiti, Dizionario del cinema italiano, 1991

[2] Vedi Roberto Chiti, Dizionario del cinema italiano, 1991

[3] recitato da Pierre Trabaud

[4] Figlio di contadini, Domenico nasce il 4 dicembre del 1832

[5] Vedi il sito di Ripi: www.ripi-online.it

[6] Vedi Toponomastica del Comune di Roma

[7] Vedi la testimonianza di Camillo Ravioli, testimone oculare della morte di Domenico Subiaco, in www.ripi-online.it

[8] Vedi le testimonianze di Camillo Ravioli e di Ceccarius, nella Grande enciclopedia di Roma, di Claudio Rendina, 2003.

[10] Vedi il sito www.anpi.it

[11] Vedi Pietro Pisteli e Marco Severini, L’alba della democrazia, 2004.

[12] Vedi il sito del Comune di Roma, sotto la voce “toponomastica”, la via si chiama Passeggiata del Righetto, dal 2010.

[13] Vedu “Raccolta delle leggi, decreti, ordinanze e regolamenti del governo. 1849” al Capo della Sezione di Artiglieria del Ministero, Tenente Colonnello Busi,

[14] dipinto di Gerolamo Induno, del 1850, acquistato nel 2008 dalla collezione di Milano, del Palazzo Clerici ed esposto ora alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

[15] Vedi iol sito cultura.inabruzzo.it/ per il testo vedi T. Massarani, in 'Le Arti Educative'. Opera dedicata all'Ill.a signora duchessa Giovanna Visconti di Modrone de'marchesi di Gropello , I, Milano, 1852 (ill.).

Le immagini: Dipinti di Girolamo Induno

                    Statua del Righetto al Gianicolo.

 

 

©2005 Monteverde IN Info e Pubblicità - Accessibilità|