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Miriam Mafai una di noi ... a Monteverde

MIRIAM MAFAI una di noi ... a Monteverde

 

Quest’articolo, vivamente consigliatomi dal carissimo amico Mario Santoro, è stato scritto per celebrare Miriam Mafai nel primo anniversario dalla morte. La vogliamo ricordare come una nostra illustre concittadina monteverdina, ripercorrendo le sue rare testimonianze sul nostro quartiere. Nelle numerosissime interviste o racconti autobiografici, infatti, Miriam non parla molto di Monteverde, ma se ne deduce un certo affetto.


        Miriam Mafai (Firenze, 1926 – Roma, 2012) è la prima delle tre figlie del pittore Mario Mafai e della scultrice Antonietta Raphael, fondatori della corrente artistica cosiddetta “Scuola Romana”, iscritta fin da giovane al Partito Comunista, partecipa attivamente alla Resistenza della Capitale. Per parte di madre ebrea, anche se non praticante, fu espulsa dal ginnasio e non conseguì mai alcuna laurea. Costretta a cambiare città con tutta la sua famiglia, nel tempo delle leggi razziali, ritorna a Roma dedicandosi attivamente all’impegno politico per la Liberazione e poi al giornalismo, rivestendo nel tempo, ruoli di rilievo. Assessore nel Comune di Pescara, corrispondente da Parigi per il settimanale “Vie Nuove”, redattrice de “L’Unità”, inviato speciale per “Paese Sera” e “La Repubblica”, direttrice di “Noi donne”, presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana fu anche un’autorevole scrittrice di saggi politici[1]. Moglie di Umberto Scalia, noto uomo politico comunista, e madre di due figli, vivrà un trentennio della sua vita con Giancarlo Pajetta, anche egli sposato e padre di due figli, e più grande di lei di circa quindici anni.

        Il 9 aprile del 2012 era il lunedì dell’Angelo, ovvero il giorno della scampagnata fuori Porta per trascorrere la Pasquetta all’aperto, ma in casa Mafai non era così. Luciano e Sara Scalia, figli della celebre giornalista, assistevano, “dopo lunghissimi cinque giorni”, al silenzio della sua morte “intorno al capezzale di quel piccolo letto, di quella piccola stanza, dove vent’anni prima era morto Giancarlo Pajetta, il compagno della sua vita”[2]. Ad egli, militante antifascista con il nome di Nullo, e noto poi con il nome di “ragazzo rosso”, si deve l'appellativo attribuito anche a Miriam Mafai di “ragazza rossa”.

      Miriam Mafai e Giancarlo Pajetta (Torino, 1911- Roma, 1990) si erano stabiliti in affitto, dal 1962, in un appartamento di tre camere, al terzo piano della palazzina che corrisponde al civico 8 di Via Pio Foà[3].

         L’appartamento era costituito da “due stanze gemelle che si affacciavano sul corridoio, ed il salone impreziosito da una libreria bianca, immacolata, alta, piena di libri di fronte al divano accogliente dove lei, decisa ma nello stesso tempo piena di accogliente sicurezza, diede l’intervista” a Francesca Pedrollo, per “La Repubblica”[4], su temi di attualità nel lontano 2004.

         Alcuni ricordi di Miriam Mafai a Monteverde si evincono da altre fonti e riguardano luoghi storici del quartiere. Villa Sciarra, per esempio, è nella sua memoria di quando “negli anni 30 mia madre mi portava a Villa Sciarra la domenica per ascoltare i concerti nella palazzina centrale, che ospitava, credo un istituto di cultura tedesco. Ho l’impressione, ma non ne sono sicura, che arrivassimo in tram. E Villa Sciarra era una meraviglia, stupefacente per i suoi pavoni”[5].

          Un altro luogo storico è stato anche il Gianicolo, quando “Mio padre doveva andare a dipingere al Gianicolo ed io lo accompagnai, lui portava il cavalletto ed io la scatola dei colori. Dal piazzale sotto il monumento a cavallo di Garibaldi, mentre mio padre dipingeva, io per la prima volta, nella luce rosata di mezzogiorno, vidi Roma: un mare disteso di tetti, cupole, guglie e ponti, campanili, palazzi e chiese. E mi resi conto che Roma non era un villaggio”[6].

        Anche Villa Pamphili, su cui si affacciava il suo appartamento, rimane nei suoi ricordi perché “Quando sono arrivata a Monteverde, ricordo che a Villa Pamphili pascolavano ancora le pecore”.

         Infine, il complesso edilizio popolare di Donna Olimpia, dove frequentava il Circolo PD di Donna Olimpia, a cui era iscritta, “semplicemente per una ragione di vicinanza al luogo in cui abitava”[7].

        Qualcuno la ricorda “nella sua straordinaria normalità, seduta a leggere sugli autobus pubblici di zona o sul traghetto che rientrava da Ischia, a parlare con dei ragazzi, forse suoi nipoti”[8], ma era anche una consuetudine notarla nel mercato rionale di Piazza San Giovanni di Dio, tutta intenta a far la spesa, e per tutti coloro che la conoscevano, “era la persona schietta e semplice nella variegata complessità della figura che impersonava, come giornalista, scrittrice, politica e donna: in estrema sintesi, la persona che porgeva il suo essere con la semplicità che la contraddistingueva rispetto ad altri esponenti del suo livello” [9].

           Per finire, Miriam Mafai fu una persona normalissima, si confondeva tra la gente comune ed era una donna piccola, energica e ricca di storia. Dal punto di vista religioso, metà cattolica e metà ebrea, non ha mai fatto prevalere l’una o l’altra fede, bensì ha sempre tenuto conto dei valori fondamentali delle due confessioni, ponendole però in secondo piano.

 

           Paolo Foglia

 Vai alla lettera che Miriam Mafai ha scritto a Monteverderin


[1] http://www.anpi.it/donne-e-uomini/miriam-mafai/

[2] Sara Scalia cura la biografia di Miriam Mafai, intitolata “Una vita, quasi due” , da cui tratte le frasi tra virgolette.

[3] Il Sole 24 ore

[4] i funerali di Miriam Mafai

[5] Monteverdein

[6] Vedi Una vita quasi due

[7] Vedi intervista di Ines Caloisi in www.pddonnaolimpia.wordpress.com

[8] vedi la testimonianza riportata da aglo52, l’11 aprile 2012 su Repubblica.

9 vedi ricordo di Mario Santoro in www.pddonnaolimpia.wordpress.com

 

 

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