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Via Ludovica Albertoni

VIA LUDOVICA ALBERTONI
 
Dalla toponomastica del Comune di Roma[1] si deduce che la via intestata alla Beata Ludovica Albertoni fu creata il 14 novembre 1931 e si trova in quei pressi di Villa Pamphili, dove verranno costruite successivamente quelle dedicate ad altri personaggi filantropi. Tra di essi, tutti maschili, fa eccezione Nadina Helbig, dama benefica vissuta tra il 1847 e il 1922[2].
            Ludovica Albertoni[3] di origine nobile, visse a Roma tra il 1473 e il 1533 ed aveva la sua dimora di famiglia nell’attuale Palazzo Albertoni Spinola, in Piazza Campitelli[4]. Ebbe una vita singolare e collegata appunto al rione di Trastevere. Dall’autorevole biografia di Cipriani[5] sappiamo che si sposò giovane ed ebbe tre figlie. Divenne presto vedova e allora si dedicò ad opere di misericordia,entrando nel terz’ordine francescano, e frequentando il convento di San Francesco a Ripa. Ben presto diede fondo a tutti i suoi beni, subendo anche la contrarietà dei parenti del marito, a tal punto che fu citata in giudizio nel 1520 davanti all’avvocato Baldassini, per questioni di denaro e di eredità[6]. Durante il sacco di Roma continuava a prodigarsi nell’assistenza ai poveri presso le loro case e, negli stessi anni, redasse il suo testamento in cui chiedeva di essere sepolta nella Cappella di Sant’Anna, in San Francesco a Ripa[7].
            Dopo la sua morte, Ludovica Albertoni fu da subito considerata “una grazia del Signore, mandata alla città di Roma”[8], tanto che nella Cappella Vecchia degli Appartamenti[9] del Palazzo dei Conservatori, un affresco la ritrae già in veste di Beata, tra i Santi e gli Evangelisti, raffigurati da Giovan Francesco Romanelli, tra il 1645 e il 1648.
            In realtà solo quasi un secolo e mezzo dopo la sua morte, la Beata fu santificata e fu realizzato il sepolcro a lei dedicato.
            Così l’immagine di Ludovica Albertoni sarà presente in altri luoghi dal XVII secolo. Ad Ariccia, per esempio, nel Palazzo Chigi, si trova un “Miracolo della Beata Ludovica” del pittore fiorentino Benedetto Luzi(1666-1724) che rappresenta la miracolosa guarigione di una giovane principessa Altieri, con l’imposizione sul capo di una medaglia raffigurante la beata[10].           
La famiglia Altieri, infatti, era imparentata con la famiglia Albertoni, ed è stato il papa Clemente X (Altieri) che, il 28 gennaio del 1671, ratificò il processo di beatificazione di Ludovica Albertoni[11], commissionando anche, nel 1674, a Gian Lorenzo Bernini un’opera scultorea per commemorare la beata.
            La scultura è strutturata come la precedente berniniana “Estasi di Santa Teresa d’Ávila”, scolpita tra il 1647 e il 1652 nella Cappella Cornaro della chiesa di Santa Maria della Vittoria, in Via XX settembre a Roma. Il tema, infatti, è il medesimo: l’estasi del trapasso dalla vita terrena a quella divina, in cui si realizza quello stato di comunione con il dio.
            Ludovica Albertoni appare sdraiata sul letto, reso in modo effettuale in marmo bianco, in contrapposizione con l’oro del tappeto sottostante. Alle spalle, un dipinto del Baciccia, che raffigura la “Madonna col Bambino e S. Anna” è attorniato da una corona di cherubini di marmo, rivolti verso la beata. Uno studio riportato da Anna Coliva[12] aiuta a comprendere come il Bernini realizzò quest’opera. In breve: fu necessario creare un effetto scenografico per sopperire all’esiguo spazio a disposizione. Quindi si arretra la parete di fondo, creando una struttura quadrangolare con lanternino e cupola; e si creano anche due finestre laterali per dotare l’ambiente di illuminazione.
 Ai giorni d’oggi il suo sepolcro è meta di pellegrinaggio per commemorare il 31 gennaio, sia la sua identità di compatrona della città, sia il giorno della sua morte e del suo onomastico.  Durante questa cerimonia il Sindaco di Roma o una sua rappresentanza, consegna un omaggio floreale alla sua tomba, con un piccolo e grazioso corteo[13].
Paolo Foglia

 


[1] Vedi www.comune.roma.it
[2] Questo argomento sarà trattato ampliamente nel prossimo numero.
[3] Esiste una sua biografia del 1672, scritta dal frate Giovanni Paolo dell’ordine francescano, che riporta, tra l’altro, le udienze del processo di beatificazione, mentre una più recente biografia è a cura di Luigi Cipriani, del 1973.
[4] Vedi TCI, Roma, 2004
[5] Luigi Cipriani, Ludovica Albertoni, Roma, 1973
[6] Vedi Marina Cogotti e Laura Gigli, Palazzo Baldassini, 1995
[7] Vedi Anna Menichella, San Francesco a Ripa: vicende costruttive della prima chiesa francescana di Roma, 1981
[9] Vedi Emilio Loria, Salute e magia attraverso i secoli, 1994.
[10] Vedi Vittorio Casale e Francesco Petrucci, Il Museo del barocco romano, Collezione Lemme a Palazzo Chigi, 2007
[11] Vedi Emilio Loria, Salute e magia attraverso i secoli, 1994.e la biografia del frate Giovanni Paolo, citata in nota n° 19
[12] Vedi Anna Coliva, Bernini scultore: la tecnica esecutiva, 2002

 

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