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Villino Sabbatini in Via Dandolo

VILLINO SABBATINI IN VIA DANDOLO

 
            Via Enrico Dandolo ha origine nel 1885[1] da un progetto del Comune di Roma, che prevedeva contemporaneamente due interventi: il primo riguardava l’abbattimento di parte delle mura Aureliane, per realizzare il Parco del Gianicolo, e il secondo, la creazione di una strada di congiunzione, costituita appunto da Via Dandolo, tra il nuovo quartiere Monteverde e Viale del Re[2].
E’ in questo periodo che si dedica alla costruzione del cosiddetto Villino Sabbatini, tra le pendici del colle del Gianicolo, in Via Dandolo.             Piani Regolatori successivi, a partire dal più importante del 1908[3], cui segue la Variante[4], e il programma degli anni ’20 dell’Istituto per le Case Popolari di Roma[5] rivalutano in carattere borghese il quartiere, e sviluppano una tipologia edilizia che contrappone la “palazzina” al “villino”[6]. L’idea è presa dalle case inglesi, con il giardino[7], e lo stile architettonico è il liberty, rivisitato con un evidente richiamo rinascimentale-barocco, chiamato “neobarocchetto” e creato dagli architetti Gustavo Giovannoni[8] e Innocenzo Sabbatini[9]. Nascono così, per conto o di privati o dello stesso I.C.P,, gli edifici del circondario, di cui quattro[10] realizzati dall’architetto Innocenzo Sabbatini, e gli altri da Mario Marchi, Angelo Di Castro e Quadrio Pirani[11]. Il Sabbatini vi edifica anche la propria residenza che comprende inoltre un ampio studio[12] e che rimarrà tale almeno fino agli anni della sua morte (1984).             Innocenzo Sabbatini muore all’età di 93 anni e la sua fama è legata principalmente al “neo barocchetto”, ossia come già detto, stile da lui creato, con il quale costruì ex novo il quartiere della Garbatella a Roma, per alloggiare gli sfrattati dal Campidoglio[13]. Dalla biografia di Regni-Sennato, sappiamo che egli non si laurea in Architettura né in Ingegneria, ma sviluppa la sua passione per l’arte fin da giovane, nella sua città natia di Osimo. È lo zio materno Costantino Costantini[14], architetto famoso per aver realizzato gli edifici più importanti di Osimo[15], che gli trasmette i segreti del mestiere, con i quali egli inizia a lavorare presso lo stesso Comune marchigiano. Realizza qui i primi progetti in stile liberty, ma la polemica[16] sulla paternità di essi lo costringerà a lasciare l’impiego per trasferirsi a Roma. Nel 1913 vince un premio dall’Artistica Congregazione dei Virtuosi del Pantheon e inizia così la sua attività presso l’Istituto per le Case Popolari. Il cugino Innocenzo Costantini[17] capo ingegnere dell’Istituto, gli affida prima la revisione della contabilità sul complesso ICP di Testaccio creato da Giulio Magni[18], poi la collaborazione per l’Ufficio Progetti, per la realizzazione dei complessi di Trionfale II, Garbatella e Monte Sacro. Nel periodo della prima guerra mondiale è arruolato in fanteria e inviato a Milano, dove conosce l’architetto Gaetano Moretti[19], che gli consiglierà di iscriversi alla Reale Accademia di Brera. Il consiglio viene accettato e gli permette di conseguire, nel 1918, il “Diploma di professore di disegno archittettonico”, a cui segue, circa dieci anni dopo, il titolo di “Ingegnere e Architetto” [20], grazie all’iscrizione all’Albo, resa obbligatoria dalla legge 2145/1927[21].
L’edificio si trova al numero civico 80 davanti alla fermata “Dandolo-Glorioso” degli autobus 44 e 75, in direzione opposta al centro. Costruito in un piccolo blocco geometrico unitario e dotato di tre piani presenta sulla bellissima facciata una lineare decorazione liberty di grande effetto chiaroscurale. La facciata è tripartita in verticale da un sapiente gioco di linee: infatti, al centro la fila doppia di finestre arcuate per ognuno dei tre piani si mimetizza con l’intonaco, mentre ai lati due grandi fontane in stile floreale inscritte nei rettangoli simmetrici sono in equilibrio con il ritmo geometrico dei piccoli quadrati posti a cornice. La plasticità dello stile liberty è presente anche nella parte superiore del tetto, dove una struttura modellata si sporge lievemente in avanti con due proporzionati oblo’. Il sottotetto ricorda le metope dei templi romani con elementi architettonici alternati tra loro. Sulla sinistra l’ingresso è evidenziato da un’anfora in terracotta, posta sopra al pilastro del portoncino, in ferro battuto e coperto dall’edera. Un piccolo ballatoio crea la giusta superficie di verde per tutto il perimetro dell’edificio, ad eccezione della costruzione bassa e frontale che ospita il garage. Il retro del palazzo si affaccia nel verde del giardino con il solo piano mediano dotato di balcone, e con il piano terra che, considerato il dislivello della strada, molto probabilmente è sostenuto da un sotterraneo. I due lati dell’edificio non si presentano dipinte come la facciata, poiché il lato destro ne riprende solo i motivi geometrici, mentre quello sinistro è intonacato e con le semplici e bianche cornici marcapiano.
            Questo è quanto si può sapere della storia del Villino, ed essendo proprietà privata, non è possibile conoscerne gli interni. Comunque il suddetto villino merita attenzione in quanto rimane un’opera del Sabbatini, sconosciuta a molti, e un meraviglioso esempio di casa privata. E’ inoltre, un gioiello architettonico in stile Liberty, ben conservato a Monteverde e isolato rispetto al neobarocchetto presente nel circondario.
 



[1]Vedi Bullettino della Commissione archeologica comunale di Roma Volume 103, L'Erma di Bretschneider., 2004
[2]Viale del Re è l’attuale Viale Trastevere. vedi  www.ave-roma.it
[3] Piano Regolatore di Sanjust, dal nome del senatore del Regno, Edmondo Sanjust di Teulada, Vedi “Piano regolatore città di Roma, 1908 - relazione presentata al Consiglio comunale di Roma - Edmondo Sanjust di Teulada”, Stabilimento Danesi, 1908, 57 pagine. Il testo venne firmato dal sindaco di Roma, Ernesto Nathan, nel 1911 in occasione del 50° anniversario dell’Unità d’Italia.

 
[4] Variante generale al Piano Regolatore di Sanjust del 1926, vedi “Principali Fasi della Trasformazione Urbanain www.cittasostenibili.it
 
[5]L’istituto per le Case Popolari, l’attuale ATER, nasce nel 1903, ne fu primo presidente Luigi Luzzatti. Per un approfondimento vedi www.aterroma.it
[6] Vedi la già citata nota n°57
[7] Detached house (case distaccate), cioè le case a se stanti con giardino e le cui mura sono distaccate dalle case dei vicini, cfr. www.ilmioinglese.com 
[8] Per un approfondimento sulla sua biografia vedi www.novecentoitaliano.it; sul “neobarocchetto” vediB.Regni-M.Sennato, “Innocenzo Sabbatini – Architettura tra tradizione e rinnnovamento: progetti 1914-1940”, Ed. Kappa, 1982.
[9] Per una completa biografia si rimanda alle pg 13 e sgg. di B.Regni-M.Sennato, “Innocenzo Sabbatini – Architettura tra tradizione e rinnnovamento: progetti 1914-1940”, Ed. Kappa, 1982.
[10] Vedi Carlo Pietrangeli, Guide rionali di Roma, volume 13, parte 5, anno 1967
[11] Per gli edifici costruiti dai citati architetti si rimanda alla nota n°51. Per una biografia completa di ciascuno di loro vedi: M. Marchi, A. Di Castro in www.casadellarchitettura.it;  Q. Pirani in www.aamgalleria.it
[12] Vedi Vittorio Fianchetti Pardo, “L’architettura nelle città italiane del XX secolo, dagli anni venti agli anni 80”, Ed. Jaca Book, 2009, pg. 221 e sgg
[13]Nel 1921 un progetto necessario per la collocazione del Monumento al Milite Ignoto creò l’isolamento del teatro Marcello, la conseguente demolizione di Piazza dell’Ara Coeli, la realizzazione della via del mare (attuale via del teatro Marcello) e soprattutto l’abbattimento delle case limitrofe. vedi Mario Sanfilippo, La costruzione di una capitale: Roma 1911-1945, ed. Silvana, 1993.
[14] Vedi “Manuela Francesca Panini, Costantino Costantini: un architetto marchigiano e il cantiere dell’ecclettismo (1854-1937), Kappa, 2000 .
[15]Vedi “La “Scuola marchigiana” a Roma” a c. G. Monti, 1984 in www.aamgalleria.it
[16]La polemica nasce sul giornale locale dell’epoca, ed è scaturita dalla paternità di uno di questi progetti a causa della giovane età del Sabbatini. Vedi la già citata “biografia” in nota n° 51.
[17]Vedi la già citata nota n° 57
[18] Vesi “Maurizio Artibani, Giulio Magni: 1859-1930, Kappa, 1999”.
[19] Vedi la già citata nota n° 51.
[20]Grazie all’architetto Amedeo Schiattarella, Presidente dell’Ordine degli architetti di Roma, sappiamo che Innocenzo Sabbatini si iscrive il 20/03/1928 e si dimette il 16/02/1972. Vedi anche il sito www.architettidiroma.it
[21] Vedi www.aamgalleria.it per la notizia e www.ordineingegneritn.it per il testo della legge.
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